Venerdì 02 Agosto 2013

«Cambio lavoro,

ora allevo galline»

Massimo Rapella e la moglie Elisabetta sono educatori professionali. Entrambi, poco più che quarantenni, hanno cambiato mestiere dopo aver chiuso la comunità alloggio per minori che gestivano nella loro casa, in via Ganda a Morbegno. Da inizio giugno, nella selva di famiglia, a 600 metri di quota, in località la Gramola, sul versante orobico, allevano galline.

I tagli al sociale imposti dalla crisi, conducono anche a questo, all’ esodo di professionalità dal terziario verso il settore primario. Massimo, Elisabetta e i loro tre figli Maria, Stefano e Davide si sono lanciati nel ramo galline, per la precisione la classica Isa Warren Brown, che, rispetto ad altre si adatta meglio al clima rigido della Valtellina e della costiera orobica. «I Comuni fanno sempre più fatica a sostenere le spese per il sociale e così siamo stati costretti a cambiare lavoro e modo di vivere - racconta Massimo - abbiamo sempre avuto un piccolo pollaio con due, tre animali da cortile, adesso ne abbiamo settecento che scorrazzano allegramente nel bosco, così sono libere di scegliere dove deporre le loro uova, se salire sugli alberi o stare a terra, riposare nel pollaio oppure all’esterno».

Tutta un’altra storia rispetto agli allevamenti intensivi, in cui migliaia di galline ovaiole vengono ammassate in gabbie o in grandi capannoni, con spazi vitali minimi e sofferenze enormi dovute al sovraffollamento. All’azienda “La Gramola” le galline vivono nei settemila metri quadrati di bosco, adeguatamente recintato per proteggerle dai predatori notturni.

«Nel sottobosco trovano quasi tutte le proteine che servono per fare uova belle, pulite e naturali. Si nutrono di insetti, radici, erba e poi completiamo la dieta con mangimi biologici, e visto che siamo in un bosco di castagni, in autunno darò loro anche la farina di castagne». L’allevamento è partito con una produzione di ottanta uova al giorno, ma dopo quasi due mesi, raggiunta progressivamente l’età fertile per la maggior parte delle Isa Warren, la raccolta è cresciuta di quattro volte. Se la produzione è tutta al naturale (l’azienda è in attesa della certificazione bio), anche le fasi successive, del confezionamento e della vendita sono attente ai principi della sostenibilità.

«Il nostro mercato di riferimento sono i ristoranti e i gruppi di acquisto (gas) composti per il momento da famiglie del Morbegnese, della zona di Sondrio e di Lecco». Le uova vengono consegnate ad un incaricato del gas e spesso i Rapella, per il trasporto si affidano ad amici o parenti.

Le uova di selva si imballano in cestini di vimini o in involucri di plastica che si riutilizzano e non si lavano mai per evitare di asportare la cuticola che non permette ai batteri di penetrare all’interno dell’uovo. Sono galline felici, dal piumaggio morbido e lucido quelle che circondano Massimo e il figlioletto Stefano mentre raccolgono le uova che vanno a vendere (al costo di 55 centesimi l’una) anche al mercatino di Coldiretti, il giovedì mattina in via V Alpini.

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