Caccia al branco dopo il pestaggio
Il giovane è stato sottoposto a una Tac dopo essersi presentato al pronto soccorso di Sondrio

Caccia al branco dopo il pestaggio

Chiesa in Valmalenco: un giovane è stato preso a calci in faccia da cinque ragazzi per aver difeso l’amico disabile. Operato a Milano, ha una prognosi di 40 giorni. «Li ho denunciati perché certi fatti non si possono mettere a tacere».

Un pestaggio in piena regola, nel bel mezzo della strada, a notte fonda, a Chiesa in Valmalenco per punire quel ragazzo che si era messo a litigare per difendere l’amico che, poco prima, era stato schernito da altri ragazzini. E lui non ci aveva visto più. Si è ritrovato a terra, preso a calci da una banda di ragazzini che gli hanno frantumato lo zigomo. I carabinieri li stanno cercando. E uno lo hanno già individuato.

Mette i brividi il racconto di quanto è avvenuto all’alba di domenica scorsa a un ragazzo di 26 anni, addetto alla ristorazione, che accetta di dirci come è andata a patto che non si renda pubblico il suo nome. Lui e l’amico disabile erano in un bar a Chiesa in Valmalenco a passare la serata. Verso l’una e mezza decidono di andarsene e si incamminano per prendere l’auto. Usciti dal locale si imbattono in tre giovani. La ragazza che è con loro proferisce un insulto e scatta la rissa. Ricordi cosa disse? «No, non me lo ricordo», ammette.

I quattro si mettono a discutere. Volano parole, forse anche qualche cazzotto. Poi però gli animi si placano e ognuno va per la sua strada. «Io e il mio amico - racconta E. - decidiamo di rientrare al bar. Quasi subito, però, ci viene incontro un gruppetto di altri cinque ragazzi. Ne ho visto solo uno in faccia e credo sia minorenne. Molto probabilmente lo sono anche gli altri.... Poi mi sono ritrovato a terra. Li avevo addosso. Non capivo più niente: calci e pugni in faccia».

Chiediamo, ti dicevano qualcosa mentre ti picchiavano? «Non ricordo, so solo che a un certo punto sono arrivati due avventori che erano nel locale dove eravamo noi e mi hanno aiutato a rimettermi in piedi, dopo aver allontanato quei ragazzi. Uno dei cinque è rimasto però lì ed ha ammesso di avermi pestato per quello che era successo poco prima, quando la ragazza mi ha aggredito dopo che avevo reagito a quell’insulto».

Imbrattato di sangue, con la faccia massacrata, il giovane si è diretto verso lo studio della guardia medica. «Mi ha rimandato a casa con la borsa del ghiaccio. Poche ore dopo sono andato al pronto soccorso di Sondrio dove mi hanno fatto una Tac e mi hanno detto di andare a Monza a farmi visitare. Lì mi hanno dirottato al Niguarda di Milano dove mercoledì mi hanno operato. La prognosi? Mi hanno dato 40 giorni».

Dopo essere rientrato in valle, E. non ha perso tempo e si è rivolto ai carabinieri della stazione malenca per raccontare la vicenda. «Ho sporto querela perché nulla può giustificare un simile comportamento, nemmeno il fatto di avere in corpo un bicchiere di troppo. Ora spero che vengano rintracciati e che paghino per quanto hanno fatto, almeno così forse si renderanno conto della gravità delle loro azioni».

Grande la solidarietà che il giovane ha trovato tra gli amici che lo hanno incoraggiato a raccontare quanto gli è accaduto, proprio per non mettere a tacere una scomoda verità fatta di ragazzini che bevono fino a stordirsi (sarebbe interessante capire se le portano da casa le bottiglie o trovano baristi compiacenti) e che in branco arrivano a comportarsi peggio degli animali.

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