Buglio, ditta truffata  Condanna a un anno  e mega risarcimento
La sentenza è stata emessa dal giudice del Tribunale di Sondrio

Buglio, ditta truffata

Condanna a un anno

e mega risarcimento

Esperta fiscale di Samolaco dovrà pagare 450mila euro

Un anno di reclusione, oltre al pagamento di 500 euro di multa e delle spese processuali e la liquidazione del danno alle parti offese determinato, in via definitiva, in 450mila euro.

È la sentenza emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Sondrio, Daniela Bosio, nei confronti di una donna di 64 anni di Samolaco, accusata di truffa aggravata e continuata ai danni dei titolari di un’impresa edile di Buglio in Monte, che a lei si erano affidati, in ragione del rapporto fiduciario esistente e pregresso, per affrontare e superare un momento particolarmente delicato che la loro attività stava attraversando.

Studio di commercialista

Avevano lasciato lo studio di commercialista che li assisteva per affidarsi alla donna che si era presentata quale esperta in consulenze fiscali e, come tale, aveva iniziato a gestire la situazione patrimoniale aziendale e personale delle parti offese, prima, fra l’agosto del 2009 e il gennaio successivo, come impiegata contabile dell’impresa edile, poi, fino al 24 gennaio 2014, esercitando, in modo continuativo e ufficioso, così recita il capo d’imputazione, l’attività di commercialista per gli affari di famiglia. Periodo nel corso del quale, però, sempre in base all’accusa, si sarebbe procurata un ingiusto profitto quantificabile in circa 430mila euro, corrispondente al danno procurato alle parti offese.

Piano di rientro

In particolare, si sarebbe fatta consegnare 290mila euro in assegni e denaro contante dai titolari dell’impresa frutto, in parte anche di prestiti ed azioni provenienti dal parentado e da amici, per negoziare, così sosteneva la donna, un piano di rientro da attuarsi con una banca locale per debiti pregressi, fra cui un mutuo ipotecario riferito all’abitazione delle parti offese. Somma, però che, secondo l’accusa «tratteneva, senza rimetterne di relativi importi, comunicando alle parti offese che fossero stati, invece, effettivamente utilizzati per le finalità previste».

Il conto corrente

Ancora, l’accusa era di aver fatto aprire all’impresario un ulteriore conto corrente su un’altra banca locale, che gestiva in autonomia, facendosi emettere, in favore suo e del marito, titoli di credito per un valore complessivo di quasi 102mila euro; per finire, avrebbe pure omesso di presentare la dichiarazione dei redditi per l’anno 2010, dell’azienda, procurando l’emissione di una cartella, da parte di Equitalia, di quasi 38mila euro.

Tutti reati riferiti al periodo compreso fra la fine del 2009 e il luglio 2015, riconosciuti dal giudice limitatamente al periodo fino al dicembre 2013. Assolta, invece, la donna, dai reati di esercizio abusivo della professione di commercialista e di distrazione della corrispondenza chiusa, a lei non diretta.


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