Bossi: «Autonomia, è l’ora della svolta  E sul lago ho tanti amici veri»
Umberto Bossi a Lezzeno con Armando Valli “Mandell”

Bossi: «Autonomia, è l’ora della svolta

E sul lago ho tanti amici veri»

Intervista al fondatore della Lega Nord Umberto Bossi, capolista al Senato, in cui parla di elezioni e del suo legame con Como, da Maggiolini a Miglio.

Sigaro in bocca, seduto davanti al camino acceso con l’amico di sempre, Armando Valli, noto a chiunque sul lago come “il Mandell”, senatore dal 2008 al 2013. Umberto Bossi, il Senatùr, fondatore della Lega Nord e candidato come capolista al Senato nel collegio plurinominale che comprende anche Como, srotola il filo dei ricordi che legano il suo movimento al Lario (il primissimo simbolo fu una “lucia” e ricorda che «la prima riunione dei movimenti autonomisti si svolse sulla sponda occidentale») e dice di voler tornare a Roma «per portare a termine il percorso dell’autonomia regionale». Ricorda con affetto l’erbese Enrico Rivolta con il suo giornale”Vento del Nord” e ricorda i tanti chilometri fatti con la sua Citroen sulle strade lariane per affiggere migliaia di manifesti della Lega Lombarda.

Partiamo dall’inizio. Le faccio un nome, Elvio Conti.

Un grande. Era stato lui, con Vimercati, a mettermi in contatto con Miglio.

Insieme andavate ad attaccare i manifesti...

Ci voleva coraggio e, allora, non ce n’era molto. Chi comandava doveva dare l’esempio.

Erano i tempi in cui scrivevate anche sui muri?

I muri erano il libro del popolo, è sempre stato così. La storia della Lega è stata abbastanza gloriosa, poi il destino ti mette alla prova. Nonostante tutto, abbiamo retto.

Le faccio un altro nome, quello del vescovo Maggiolini. Che ricordo ha di lui?

È stato un grande vescovo. Quando venivo a Como e passavo davanti all’arcivescovado mi fermavo e mi riceveva sempre. Non era solo teorico, ma anche pratico. Era coraggioso. In quei tempi nella chiesa era un’eccezione, una perla rara. Si preoccupava di capire che il progetto a lunga gittata della Lega non danneggiasse nessuno. Erano i tempi in cui andavamo sul Po e a Venezia: è stato determinante per mettere il sistema con le spalle al muro. Se fossimo stati bravi e buoni il sistema se ne sarebbe fregato di noi. Siamo stati tenaci e siamo arrivati a oggi, all’autonomia.

Ma sarà attuabile davvero?

Per forza. I padri costituenti hanno fatto poche cose per evitare che nascesse lo Stato centralista. Il nazionalismo venne potenziato dal fascismo, che aveva poi lasciato spazio allo Stato centralista.

L’intervista integrale è pubblicata sull’edizione di giovedì 15 febbraio 2018


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