«Bormio-Cortina, distanza enorme.  Ma col traforo...»
Con l’assegnazione delle Olimpiadi del 2026 a Milano-Cortina si è aperto il dibattito sulle opere da realizzare in Valtellina

«Bormio-Cortina, distanza enorme.

Ma col traforo...»

Pietro Lunardi, ex ministro delle Infrastrutture, sul tema Olimpiadi: «Costo da 300 a 400 milioni con il project financing».

Pietro Lunardi, classe 1939 di Parma, è stato ministro delle infrastrutture e dei trasporti in due governi Berlusconi dal 2001 al 2006. Oggi fa l’imprenditore, soprattutto è ingegnere. In carriera si è occupato di opere importanti, come la progettazione e la realizzazione di dighe, gallerie, stazioni sotterranee della metropolitana e trafori come Gran Sasso e Frejus. Con l’assegnazione delle Olimpiadi del 2026 a Milano-Cortina si è aperto il dibattito sulle opere da realizzare in Valtellina. Soprattutto si è riaccesa la discussione su viabilità, ferrovia e traforo del Mortirolo, un’opera caldeggiata da anni proprio dall’ex ministro.

Lunardi è molto legato alla Valtellina, durante l’alluvione del 1987 si è occupato della tracimazione controllata del lago formatosi in Val Pola dopo la terribile frana staccatasi dal monte Zandila. «In quel periodo ho avuto modo di scoprire la Valtellina e i valtellinesi, gente che trovo davvero straordinaria - ricorda Lunardi -. Tra il 2001 e il 2006 ho ricoperto la carica di ministro delle infrastrutture e dei trasporti e ho riallacciato i rapporti con questa terra che amo profondamente. All’interno della “Legge Obiettivo per le Grandi Opere” avevo inserito il traforo del Mortirolo, purtroppo per una serie di ragioni non ci sono state nè il tempo né le condizioni per realizzarlo, peccato».

Lunardi interviene su uno dei dibattiti aperti in questi giorni, legati al fatto che a fronte dell’assegnazione delle Olimpiadi, si sono venuti a creare due bacini olimpici: uno in Valtellina a nord-ovest e uno in Val Cadore, a nord-est.

«Sono due bacini che attualmente non possono comunicare tra loro. Oggi chi vuole recarsi a Bormio partendo da Cortina deve andare fino a Milano, contribuendo a congestionare il traffico dell’hinterland milanese, prendere le statali 36 e 38 e salire verso la Valtellina. È un viaggio che ha senso se si parte da Milano, un po’ meno per chi viene dal Veneto. Col traforo del Mortirolo, chi arriva da Verona, da Venezia o più in generale da est si troverebbe, una volta a Brescia, a svoltare per Edolo, proseguirebbe fino a Tirano e andrebbe a Bormio. Per percorrere Brescia- Tirano ci vorrebbero 45 minuti».

A chi obietta che il traforo servirebbe solo a una ristretta area geografica della Valtellina, Lunardi risponde che «bisogna sempre allargare gli orizzonti. La visione dei valtellinesi è comprensibile, ma bisogna guardare all’Italia: il Mortirolo contribuirebbe ad allargare le vedute, aprirebbe completamente il bacino olimpico a tutta la parte est del Paese». «Oggi - prosegue - chi proviene da tutta la pianura padana, da Piacenza in su, per andare in Valtellina deve passare per Milano. È importante rendere fruibile la Valtellina non solo alla Valpadana centrale, ma anche chi proviene da est deve arrivare in Valtellina agevolmente, passando dal Mortirolo».

«Ragionando in ottica futura - sottolinea Lunardi -, nel 2026 arriverà nel nord Italia un’enorme mole di atleti, tecnici, dirigenti, soprattutto tifosi e turisti. Non è pensabile che possano raggiungere la Valtellina con una sola strada, ci vuole un’alternativa valida che allarghi gli orizzonti: quando dico est, non penso solo al Veneto, ma anche Slovenia, Austria, Paesi balcanici. Quanti turisti in più potrebbero arrivare se sapessero dell’esistenza di una via che eviti di passare da Milano per andare in Valtellina oppure in Svizzera? Non dimentichiamoci che una volta arrivati a Tirano si è quasi in territorio elvetico».

«E quanto verrebbe decongestionato il traffico di Milano? Moltissimo. È un’opera su cui si deve riflettere bene perché comporta tanti lati positivi. Inoltre, per il traforo potrebbe passare anche il treno: nella parte superiore le auto, in quella inferiore il treno. Si tratta di dare delle regole, ma si può fare tutto. Far arrivare il treno fino a Bormio? Bisognerebbe realizzare una ferrovia nuova, non credo ci siano i tempi tecnici per averla entro il 2026».

Leonardi ha una risposta anche per coloro che ritengono insostenibili i costi per una simile opera: «Sono adeguati all’opera: dai 300 ai 400 milioni. Nel 2010 c’era l’interesse di aziende di Sondrio e Brescia a realizzare il traforo con il sistema del project financing, cioè il meccanismo della finanza di progetto manifestato da imprese private interessate all’opera nelle due zone; l’opera sarebbe stata messa a pedaggio e gli imprenditori avrebbero beneficiato degli introiti per quarant’anni. Riproponendo qualcosa di simile, non verrebbero intaccati i fondi in arrivo per le Olimpiadi». E i costi di gestione? «Sono stati fatti degli studi molto dettagliati in base ai quali si attesterebbero sui 6 milioni di euro l’anno, con l’utilizzo di sessanta addetti. I tempi di realizzazione del traforo (di 9 km) sono di quattro anni: è fattibile».

«I Giochi olimpici hanno ricadute positivi in tutti i termini - conclude -. Finalmente si parla di un’Italia che dice dei sì e per questo si tratta di una vittoria politica oltre che sportiva. È stato un successo voluto da uomini decisi, con grande volontà e passione».


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