Bormio con Livigno  Il turismo invernale  cambia la strategia
Livigno, nella foto, e Bormio, provano a collaborate per reggere e sconfiggere la concorrenza

Bormio con Livigno

Il turismo invernale

cambia la strategia

I due sindaci per un cambio di mentalità

«Insieme per competere con le località d’oltralpe»

Un comprensorio unico, come disegnato nel piano Gasser, con impianti di risalita trattati alla stregua delle metropolitane nelle grandi città, capace di presentarsi all’esterno, ma anche sul fronte interno, senza voci dissonanti e rivalità potendo contare sulla stretta, strettissima collaborazione tra le sue due località simbolo: Bormio e Livigno.

Si traduce in un cambio di mentalità e di marcia, il fresco rinnovo delle due amministrazioni comunali dell’Alta Valle che per il futuro turistico del territorio disegnano un tracciato da percorrere insieme.

«Livigno e Bormio devono parlarsi - dice il sindaco di Livigno, Remo Galli - perché uniti siamo ancora più forti nel panorama turistico, ma soprattutto verso gli enti superiori». «Anche durante la campagna elettorale - gli fa eco la collega di Bormio, Silvia Cavazzi - abbiamo più volte detto questa cosa che alla fine si è tradotta nella chiave vincente. Noi vogliamo essere uniti, sappiamo di avere delle grandi potenzialità come località prese singolarmente, ma vogliamo dare verso l’esterno e anche nei confronti dei nostri operatori e dei nostri cittadini, uno spunto diverso. Vorremmo che tutta la cittadinanza cominciasse a ragionare con un atteggiamento molto più collaborativo perché noi per primi abbiamo capito che la sfida da vincere è quella. I turisti certamente non guardano ai confini tra i paesi e non valutano l’esistenza di responsabilità amministrative differenti – aggiunge -: vogliono semplicemente vedere e vivere tutta la montagna in modo pieno e completo. Dobbiamo offrire un prodotto e un’immagine unici».

Il piano

In qualche modo precursore di questo atteggiamento è il piano Gasser, l’ambizioso piano di collegamento “sci ai piedi” da Livigno a Santa Caterina Valfurva passando per Bormio e Valdidentro, approvato dalla Comunità montana dell’Alta Valle già nel 2016, che attende l’iter del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). Un progetto da 100 milioni di euro destinato a trasformare quello dell’Alta Valtellina in uno dei comprensori sciistici più grandi d’Italia.

«Ci crediamo molto e ci stiamo lavorando - dice Galli -. Speriamo che si capisca l’importanza di avere impianti innovativi e vicini all’ambiente che consentano agli sciatori di spostarsi in primis da Santa Caterina a Bormio e da Bormio a Valdidentro e poi vedere anche un’unione con Livigno perché solo così potremo essere competitivi sul mercato, al passo con la concorrenza d’oltralpe, con i comprensori di Ischgl, di Kitzbühel e delle Dolomiti superski. Se stiamo uniti abbiamo davvero un bellissimo prodotto da offrire e se saremo in grado di comunicarlo saremo molto più forti. Questa è la differenza rispetto al passato, un’impostazione che dà molta più sicurezza anche a chi verrà da noi prima, durante e dopo le Olimpiadi».

Revisione

Un discorso che chiama in causa direttamente la revisione dei domini sciabili contenuti nel Ptcp. «Politicamente credo che tutti abbiano ormai capito l’importanza di avere comprensori funzionali alla nuova richiesta turistica - sostiene il sindaco di Livigno - e per noi un impianto da sci ha la stessa valenza della metropolitana a Milano. Un punto che vorremmo venisse evidenziato chiaramente quando si parla con la Regione o con la Provincia. Per noi fare un impianto che colleghi Santa Caterina a Bormio è come fare una metropolitana e per questo vorremmo un iter veloce perché gli altri Paesi non aspettano e se noi non saremo competitivi non andremo da nessuna parte. L’abbiamo capito in questi anni di Covid: senza impianti da sci il turismo non esiste. Abbiamo visto le località ferme, senza operatività. E se non diamo un futuro ai giovani, anche in termini di opportunità di lavoro, non avremo un grande domani. Per questo faremo battaglia tutti insieme, tutta L’Alta Valle, per far sì che si possa avere un comprensorio competitivo con altri Paesi europei».


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