Bollette dell’acqua, “scomparse” 4.000 utenze

Bollette dell’acqua, “scomparse” 4.000 utenze

Sono state asseverate dagli enti locali, utilizzate per la stesura del piano d’ambito, ma sono risultate fittizie, al punto da provocare minori ricavi dalla sola tariffa per tre milioni di euro.

È uno dei dati più “eclatanti” relativo al servizio idrico integrato emerso nel corso dell’assemblea dei soci di Secam chiamata non soltanto al rinnovo delle cariche, ma anche all’approvazione del bilancio. Un conto che «per il dicottesimo anno consecutivo», come ha tenuto a sottolineare l’amministratore delegato Gildo De Gianni illustrando i numeri, chiude con il segno più: utile di esercizio di 539.817 euro pari ad un incremento del 27% rispetto al 2014.

L’attenzione nella sala consiliare di palazzo Muzio è stata posta soprattutto sulla partita delle acque, al centro negli ultimi mesi di feroci polemiche. «Problematiche - le ha definite De Gianni - normali in una partita così complessa».

«Allo stato attuale - ha ricordato l’amministratore delegato - il gestore dispone di informazioni tecniche reali sullo stato di consistenza e quindi sulla reale necessità degli interventi di tutti i 77 Comuni dell’Ato della provincia di Sondrio, informazioni ben più precise e dettagliate rispetto a quelle utilizzate per definire la proposta di investimenti del quinquennio 2015-2019 ed allo stralcio annuale 2014-2015». Investimenti che sono stati di 8,8 milioni di euro nel 2015 e che per il 2016 si prevede siano di 8,6 milioni di euro.

Un quadro chiaro per gli investimenti, più nebuloso sul fronte del piano tariffario. «Dai ruoli acquisiti dai Comuni - ancora De Gianni - è emerso che in molteplici casi vengono inseriti dati fittizi poiché gli enti che li emettono non sono in possesso di dati certi (matricola del contatore, tipo di contatore, numero del contratto piuttosto che codici fiscali degli utenti). In molti casi è stata rilevata una significativa divergenza sui dati comunicati all’Ufficio d’ambito rispetto ai ruoli effettivi oper quanto concerne il volume e il numero di utenze».

Cosa che ha portato ad un notevole scostamento tra i ricavi della tariffa ipotizzati dal piano d’ambito - erano stati previsti poco più di 22 milioni di euro - e i reali introiti pari a quasi 19 milioni di euro. Tre milioni di euro di differenza ipotizzabili alle utenze “scomparse”, quattromila in tutto, di cui tremila nella sola Valmalenco.

Di contro i costi operativi di Secam sono stati di 4,6 milioni di euro in meno rispetto a quelli ipotizzati dal piano d’ambito - 14,8 milioni - e ricavati dai dati comunali. «La dimostrazione - dicono da Secam - che la gestione unica costa meno».

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