Bitto storico, la pazienza è finita
Nell’assemblea di ieri della società che riunisce i produttori del Bitto storico è emerso il punto di vista degli alpeggiatori alla vigilia di Expo

Bitto storico, la pazienza è finita

In vista di Expo l’associazione chiede il rispetto degli impegni: «Finora abbiamo trainato la Valle». Ieri l’assemblea: «Non chiediamo la luna, ma serve l’aiuto delle istituzioni per il futuro del settore»

«Noi continueremo a fare la nostra parte, nel rispetto dell’accordo dello scorso autunno. Ma anche gli altri, a cominciare dalle istituzioni, devono supportare questo percorso».

L’assemblea di ieri della società che riunisce i produttori del Bitto storico ha fato emergere il punto di vista degli alpeggiatori alla vigilia di Expo, manifestazione che li vedrà protagonisti nel presidio di Slow food, una vetrina di primissimo piano. Si tratta – tornando all’incontro di ieri - di un appuntamento che si ripete da otto anni e, secondo il presidente dei produttori Paolo Ciapparelli, è cruciale «per la società che tiene in piedi tutto, perché sono i privati che hanno messo i soldi indispensabili per salvare questa produzione». Ieri si è discusso dei programmi per il futuro.

«Si avvicina Expo e stiamo trascinando la Valtellina che, purtroppo, finora non è stata all’altezza di far altro - dichiara Ciapparelli evidenziando una certa preoccupazione -. Grazie a noi ci sarà almeno la visibilità nello stand di Slow food. Adesso dobbiamo stabilire un paio di cose fondamentali. Bisogna rispettare l’accordo del Bitto e portare avanti il progetto della stalla didattica sulle razze in Valgerola, dedicata alla bruna alpina e e alla capra orobica».

Ma l’aspetto centrale è proprio l’accordo fra “i due Bitto”. «L’accordo dice che il Bitto storico rappresenterà il futuro dell’agricoltura valtellinese. Per fare questo occorre che venga sostenuto dalle istituzioni. Ma al momento non abbiamo visto un grande sostegno, siamo stati noi a portare la valle ad Expo. Ma lo ribadiamo, abbiamo bisogno delle istituzioni valtellinesi per dare un futuro a tutto il comparto. Non chiediamo la luna, bisogna solo rispettare gli accordi, dopo cinque mesi è forse troppo presto per dei bilanci veri e propri, ma dobbiamo dire chiaramente come la pensiamo».

L’attenzione, a una settimana dall’esordio all’Esposizione universale di Milano, è concentrata soprattutto su questa manifestazione. «Noi siamo al presidio di Slow food, vogliamo trascinare anche l’altro Bitto, come dice l’accordo, ma si parli chiaro. Se c’era qualcuno che non aveva bisogno d’intese, quelli siamo noi. L’accordo dello scorso autunno riconosce che abbiamo avuto ragione, noi non abbiamo problemi né di vendite, né di nient’altro. Noi il carro lo tiriamo, però alle istituzioni ricordiamo di averci assicurato i mezzi per farlo. Insomma, lo diciamo forte e chiaro: le promesse vanno mantenute e c’è bisogno di mettere in pratica questo accordo. Ne abbiamo parlato parecchio con la Camera di commercio, abbiamo presentato diverse idee. C’è un po’ di ritardo e la nostra pazienza ha anche un limite».

Ciapparelli esclude dei ripensamenti. «Sono convinto che lo vorranno mettere in pratica, ma con noi bisogna fare le cose perbene, siamo un movimento apprezzato a livello internazionale. Siamo una piccolissima produzione con una credibilità invidiabile, che va rispettata. Noi, questo vuol essere il pensiero conclusivo, la volontà di rottura la escludiamo, ma lo diciamo forte: mettete in pratica quanto sottoscritto».


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