Bisogna impegnarsi. Ma “costruttori” di pace si diventa
I relatori all’incontro formativo “Fare la pace in una società di conflitti” svoltosi ieri a Palazzo Muzio

Bisogna impegnarsi. Ma “costruttori” di pace si diventa

Promosso dall’Ufficio scolastico territoriale era rivolto ai ragazzi del Pinchetti di Tirano e del Pio XII. L’importanza di assumere comportamenti adeguati.

Ognuno nel suo piccolo può diventare costruttore di pace: «Se riconsidereremo l’uomo la cosa più preziosa, non ci saranno guerre, perciò ragazzi siate testimoni della bellezza della vita». È il messaggio rivolto agli studenti delle superiori dell’istituto Pinchetti di Tirano e del liceo scientifico paritario Pio XII da Monsignor Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, intervenuto ieri mattina nella sala consiliare di Palazzo Muzio a trarre le conclusioni dell’incontro formativo “Fare la pace in una società di conflitti”.

Promossa dall’Ufficio scolastico territoriale di Sondrio (Ust – ex-provveditorato) in collaborazione con l’Ordinariato militare per l’Italia e la Provincia la mattinata, moderata da Luca Begalli, responsabile di questa testata, ha salutato l’intervento del generale di Corpo d’armata, già Sottosegretario al ministero della Difesa Domenico Rossi, che ha tenuto una vera e propria lezione su “L’articolo 11 della nostra Costituzione”, mentre su “Chiesa, mondo militare e servizio alla pace: la provocazione di don Milani” è intervenuto don Santo Battaglia, cappellano militare.

Con l’ausilio di slide, Rossi, suddividendo in tre diversi parti l’articolo 11 della Costituzione, ha guidati i ragazzi ad una lettura attenta. Partendo dal primo periodo dove esplicito è «il ripudio della guerra, un ripudio nato tra la Prima e la Seconda guerra mondiale». Dopodiché la seconda parte, dove emerge «il principio di giustizia universale», per arrivare al terzo periodo, a testimonianza della lungimiranza dei padri costituenti. «Si promuove la pace in questa terza parte: è quella che ha la maggiore visione di prospettiva, scritta per promuovere l’adesione dell’Italia all’organizzazione delle Nazioni Unite, a cui aderì nel dicembre del 1955».

«L’impegno di costruire una società giusta e sicura, capace di garantire la pace e la sicurezza: questo è il messaggio, che vi lascio come cappellano» ha concluso il suo intervento Don Battaglia, dopo aver fatto ragionare gli studenti su come, «chiesa e mondo militare, sebbene possano sembrarlo, non siano in contraddizione. La chiesa ha cercato di dare un messaggio etico: far capire quale è il tipo di comportamento, che ciascuno è chiamato a tenere, come dare delle regole nei rapporti internazionali».

«Quando ho individuato il tema di questo incontro - ha spiegato il dirigente dell’Ust Fabio Molinari - ho scelto “fare la pace”; il verbo fare in greco si dice poièo, ossia fabbricare. Il fine di quest’azione sta in ciò che costruisco. Poi in greco c’è anche prasso, che vuol dire agisco. Ecco ragazzi, la pace si ottiene con entrambe le accezioni, vale a dire costruendo occasioni in cui si possono trovare pace e serenità, in classe, in strada, in qualunque contesto, ma anche assumendo comportamenti che vi trasformino in persone di pace».

Opinione condivisa dal presidente della Provincia Luca Della Bitta, che nel fare gli onori di casa ha detto agli studenti: «Scegliete di essere strumenti di pace, di condivisione e di rispetto nella vostra vita», mentre Marcella Fratta, assessore comunale all’Istruzione, ha scelto di citare le parole di San Francesco «fa di me uno strumento della tua pace».

«Fare la pace significa lavorare, soffrire, costruire, anche con un piccolo gesto, che dà e fa del bene. Il lavorare deve iniziare in ognuno di noi, nel proprio cuore ovvero, essere in grazia di Dio» le parole del prefetto Giuseppe Mario Scalia.


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