Bimbi malati di leucemia: «Ascolto e sorrisi aiutano»
Il pediatra Momcilo Jankovic: «So per esperienza quanto è importante saper comunicare»

Bimbi malati di leucemia: «Ascolto e sorrisi aiutano»

Il pediatra Momcilo Jankovic ospite a Morbegno. Aula magna gremita per il suo ultimo libro “Ne vale sempre la pena”.

Aula magna gremita di un pubblico rapito, attento e a tratti commosso nell’ascoltare Momcilo Jankovic, il dottor sorriso che da quarant’anni si dedica ai bambini e ragazzi affetti da leucemia all’ospedale San Gerardo di Monza. L’occasione è stata la presentazione del suo ultimo libro “Ne vale sempre la pena” scritto con Salvatore Vitellino, fortemente voluta dalla libreria Piccolo Principe di Morbegno che ha ospitato venerdì il pediatra nell’aula magna delle scuole di via Ambrosetti.

Nonostante il tema greve della malattia caricata sulle spalle di un bambino, l’incontro ha trasmesso il senso di condivisione di una vita intera dedicata da Jankovic ai suoi piccoli pazienti e ai familiari: «A trent’anni ho avuto un tumore all’occhio, che infatti ho perso. Da quell’esperienza ho sperimentato ciò che non avrei fatto vivere ai miei pazienti: l’importanza fondamentale di comunicare liberi da atteggiamenti pietistici e falsi ma con positività e sincerità. Non è la verità che spaventa, ma ciò che si comunica può diventare spaventoso se non viene condiviso e dialogato e se non dà le risposte che un paziente cerca».

Un esempio su tutti, tra quelli portati da Jankovic, è quello di un giovane paziente (uno dei 3mila seguiti dal medico nella sua carriera) che chiese di parlare con lui - disponibile 24 ore al giorno - in un momento di difficoltà:«Viveva le conseguenze di una cura che lo costringeva in bagno – ha raccontato Jankovic – e ho sentito l’esigenza, allora come molte volte in seguito, di inginocchiarmi alla sua altezza per ascoltare, comprendere e condividere pur nella distanza necessaria a mantenere la professionalità che non deve mai venire meno, ciò di cui aveva bisogno al di là di quello che noi vorremmo per noi stessi. Per questo parlo sempre con i bambini e ragazzi senza i genitori, e lascio loro il tempo di interiorizzare il messaggio. Da qui è nata anche la volontà di esaudire i desideri di questi bambini, dal primo viaggio di un paziente che non era mai stato in treno fino a un concerto, all’incontro con il calciatore o cantante del cuore. È una terapia complementare, che ha anche ragioni chimiche, che risulta importantissima a fianco di quella medica».

Alla serata, condotta da Tiziana Sandrini della libreria Piccolo Principe e madre di un giovane paziente che non ha superato la malattia, sono intervenuti anche tre ragazzi – seguiti da Jankovic - ora guariti. «Il mio midollo mi ha guarito – ha detto uno di loro – ma ciò che racconta Jankovic mi ha permesso di vivere quei nove mesi che potevano essere gli ultimi in una maniera che è possibile chiamare vita».

Un’altra giovane, trapiantata da meno di tre anni ha detto:«Anche un bambino, se ascoltato e accolto è in grado di metabolizzare una cosa enorme come un tumore. La malattia mi ha tolto tanto, ma ora che sto bene mi accorgo che mi ha dato più di quello che mi ha rubato».


© RIPRODUZIONE RISERVATA