«Bar, spazi all’aperto   per chi non li ha»
Spese e passeggio per ritrovare la normalità

«Bar, spazi all’aperto

per chi non li ha»

La protesta La Fipe: «Il 46, 6% di attività non ha tavolini all’aperto, i sindaci mettano a disposizione aree esterne»

«Riaprire solo le attività che hanno i tavolini all’esterno, significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi. La data da sola non basta, dobbiamo dare una prospettiva a tutti gli imprenditori. Bisogna lavorare da subito a un protocollo di sicurezza sanitaria stringente, che consenta la riapertura anche dei locali al chiuso».

Si aspettavano maggiore coraggio nelle scelte dalla Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi presieduta in provincia di Sondrio da Piero Ghisla, che commenta così l’annuncio del governo sulla parziale riapertura dei locali a partire dal 26 aprile. Quantomeno per le regioni che, in base ai dati relativi all’andamento della pandemia, si potranno tingere di giallo. Un giallo rafforzato.

La decisione di consentire la riapertura a pranzo e a cena di ristoranti e bar soltanto negli spazi esterni, d’altro canto, ha provocato più di una perplessità tra gli operatori soprattutto in provincia di Sondrio dove le temperature, oltre che le abitudini, non favoriscono certo l’utilizzo del “fuori”, soprattutto alla sera. «Le aperture serali da noi saranno piuttosto dure - aveva commentato a caldo Gianluca Bassola del “Trippi”, a capo del gruppo ristoratori dell’Unione commercio di Sondrio -. Quella delle cene all’aperto è una soluzione che può andare bene nelle località di villeggiatura, nei posti caldi. Il fatto è che o si può aprire o non lo si può fare. Sarebbe stato forse più utile ipotizzare la metà dei coperti dentro».

Anche perché, come ricorda la stessa Fipe, il 46,6% dei bar e dei ristoranti italiani non è dotato di spazi all’aperto. «E dunque - dicono dalla Federazione - se questo è il momento del coraggio, che lo sia davvero. Non c’è più tempo da perdere. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini. E poi si definisca una road map molto precisa che indichi come e quando le riaperture potranno coinvolgere, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, anche tutti quei locali che hanno a disposizione solo spazi interni».

La Fipe annuncia fin da subito che nelle prossime ore chiederà all’Associazione nazionale dei Comuni (Anci), di collaborare per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti. «Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme» dicono.


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