Bar e ristoranti  la protesta non passa  «Situazione difficile  Ma non è questa la via»
Bar e ristoranti sono tra i più penalizzati dalla pandemia (Foto by gianatti)

Bar e ristoranti

la protesta non passa

«Situazione difficile

Ma non è questa la via»

Confcommercio prende le distanze da chi ha voluto aprire. Il caso di Teglio

Cronaca di un flop annunciato. Come da previsioni ieri “Io apro 1501”, l’iniziativa di protesta che coinvolge principalmente i pubblici esercizi forzatamente chiusi a causa delle disposizioni per il contenimento della pandemia, non ha fatto grandi proseliti.

Certo qualcuno in provincia ha aderito in barba a divieti, controlli e sanzioni, ma in generale in Valtellina e Valchiavenna dopo dibattiti anche accesi tra gli addetti ai lavori ha prevalso il rispetto delle regole. Che non vuol dire che il clima che si respira, a maggior ragione alla vigilia di una nuova serrata da zona rossa, non sia di preoccupazione, e soprattutto di esasperazione e rabbia.

La situazione non è facile. A Sondrio è già certo che resteranno abbassate le serrande del Bistrò km0 di via Trieste - che lo ha annunciato pubblicamente su Facebook nei giorni scorsi - e del bar Tiffany in fondo alla galleria Campello, ma sulla stessa scia ci sarebbero almeno altri 4/5 bar. Qualcosa come il 5% o più delle 110 attività presenti nel capoluogo.Comunque, prevale la linea della legalità e del dialogo. Confcommercio non ha mai neppure preso in considerazione la possibilità di aderire o anche solo appoggiare la manifestazione di protesta - «non sta né in cielo, né in terra» dicono - e ieri erano più preoccupati di valutare i nuovi codici ateco inseriti nel dpcm che ripiomba la Lombardia in zona rossa.

«Rispettiamo le decisioni di ciascuno - dice Piero Ghisla, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi -, ma alla linea della protesta preferiamo quella di apertura al dialogo con le istituzioni. La preoccupazione è tanta. Quando finirà la cassa integrazione come faremo? Come faranno i nostri dipendenti e coloro che lavorano nelle filiere collegate? Qui ne va del futuro di moltissimi lavoratori e delle loro famiglie». Da qui le richieste di regole certe e di lungo respiro e di ristori sulla base della differenza tra gli introiti 2019 e 2020.

Ma c’è chi si opposto come Gianpiero Reghenzani, titolare del ristorante San Pietro di Teglio e rinomato scarellatore di pizzoccheri di Teglio, che ha aderito all’iniziativa “Io apro 1501”, che interessa baristi e ristoratori, come forma di protesta contro le chiusure delle attività di somministrazione di bevande e cibo disposte dai Dpcm.

«Io, le persone che sono in giro per lavoro, non le faccio mangiare fuori, al freddo, sul muretto! È un vergogna. Ho aperto oggi e lo farò anche domani e dopo. Oggi sono arrivate due persone e poi altre due. Quindi le ho servite personalmente. Sono solo nel mio locale. Non ho voluto coinvolgere il personale (i quattro dipendenti sono in cassa integrazione). Se qualcuno arriva e vuole mangiare, lo faccio accomodare e così proseguirò a fare».


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