«Autonomia sulle acque, aspettative tradite»

«Autonomia sulle acque, aspettative tradite»

«Passi avanti? Direi piuttosto un deciso passo indietro rispetto non soltanto alle legittime aspettative del territorio, ma anche alla prima stesura della legge regionale fatta dalla giunta a fine anno».

Si dice stupito e deluso Giocondo Cerri, il segretario generale della Cgil di Sondrio, per come è stata disegnata la cosiddetta autonomia della provincia negli emendamenti firmati dai sottosegretari leghisti Ugo Parolo e Daniele Nava.

Le critiche del sindacato che del demanio idrico ha fatto il cavallo di battaglia degli ultimi due congressi provinciali , si aggiungono a quelle avanzate dall’associazione Autonomia di Valtellina e Valchiavenna e del Partito democratico.

«Il nostro obiettivo era Belluno - sottolinea Cerri - era la possibilità di autodeterminarci nell’utilizzo delle risorse derivanti dalle acque. Il documento consegnato dal territorio al presidente della Regione Maroni chiedeva proprio questo. E invece ci ritroviamo esattamente nelle stesse condizioni in cui siamo adesso, nulla cambia».

Ovvero Milano incassa canoni e sovraccanoni delle concessioni e poi li gira a Valtellina e Valchiavenna che possono utilizzarli previo accordo con la Regione. «Ma così - ammonisce Cerri - rischiamo di ritrovarci alla stregua di quest’anno quando, per far fronte ai tagli di Roma - e non voglio in alcun modo levare responsabilità al Governo per la mancanza di attenzione nei confronti del nostro territorio montano- dovremo utilizzare le risorse del demanio idrico per la spesa corrente. Dover rinunciare a queste risorse significa però pregiudicare la possibilità di avere una reale autonomia che significa crescita e sviluppo».

Un ragionamento quello del sindacalista strettamente connesso all’altro capitolo fondante della legge regionale per il nostro territorio e cioè il federalismo fiscale. «Maroni parlava della possibilità di trattenere sul territorio parte dei proventi delle tasse regionali - ancora Cerri -, lasciando intendere così che il territorio avrebbe potuto disporre di maggiori risorse proprio in virtù della sua specificità. E invece adesso non soltanto le imposte si riducono alla sola tassa automobilistica, ma si scopre che serviranno semplicemente a coprire i maggiori costi derivanti dal trasferimento delle funzioni aggiuntive».


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