Associazione alpini: «Rischio forte calo?  No agli allarmismi»
La Sezione valtellinese a Milano nel maggio scorso in occasione della grande adunata

Associazione alpini: «Rischio forte calo?

No agli allarmismi»

Il presidente Giambelli e i numeri dell’Ana: «Crollo iscrizioni? Il futuro si costruisce con il presente».

«Il futuro si costruisce con il presente. Cominciamo a fare il nostro dovere di alpini oggi, poi fra mille anni si vedrà. Se proprio gli alpini non ci saranno più, resterà sicuramente la leggenda degli alpini». È il messaggio di ottimismo e speranza per il futuro che il presidente della Sezione valtellinese di Sondrio degli alpini, Gianfranco Giambelli, lancia da Milano. Una location non casuale, visto che ieri si sono celebrati i (primi) cento anni di fondazione dell’Associazione nazionale alpini e la Valtellinese era presente con una delegazione, oltre alla rappresentanza del vessillo.

In occasione di questo compleanno Giovanni Ferrari, presidente provinciale dell’Associazione alpini di Bergamo (l’associazione più numerosa d’Italia con 278 gruppi), ha ammonito: «Chi ha fatto l’alpino si iscriva, perché nel giro di dieci anni rischiamo di dimezzarci».

Un appello che Giambelli non si sente di condividere: «Non siamo a questi livelli. Sono allarmismi che non comprendo», dice. Per cui guardiamo ai numeri in forza alla Sezione valtellinese: alpini 5.492, aggregati 1.362, amici degli alpini 187 per un totale 7.031 soci. In tutto sono 74 i gruppi 74: 7 Valchiavenna, 22 Bassa Valle, 23 Media Valle, 13 Tiranese, 9 Alta Valle. Ragionando su numeri e futuro, Giambelli aggiunge: «In base allo statuto, possono essere soci ordinari soltanti quelli che hanno fatto due mesi di militare nelle nostre caserme - sottolinea il presidente -. Poi ci sono gli aggregati (come magari i parenti un alpino o chi desidera aggregarsi insomma), e gli amici degli alpini che vengono proposti da un capogruppo e devono essere iscritti da almeno due anni all’Associazione. A quel punto gli amici degli alpini possono sfilare alle adunate nazionali con il cappello con visiera ma senza penna e seguono in corteo in fondo alla sezione, come abbiamo fatto quest’anno all’adunata di Milano».

Passando, invece, al tasto dolente dei giovani, Giambelli riflette: «Anni fa c’era una richiesta esagerata di giovani che volevano entrare nell’esercito, si arrivava anche a sessantamila o settantamila domande. Quest’anno in base al bando vengono presi ottomila nuovi militari, ma le richieste sono drasticamente diminuite. Eppure gli alpini sono retribuiti: prendono 850 euro al mese, vengono a loro dati vestiti, vitto e alloggio. Non è il “militare” di una volta, eppure ai giovani non interessa molto. Proprio questa mattina (ieri per chi legge, ndr) al convegno al teatro Dal Verme si è parlato della difficoltà di recuperare alpini per ogni blocco. Che dire? Non c’è più la volontà di dire “signor sì, signor no” oppure c’è chi trova comodo farsi mantenere da genitori o nonni».

Insomma Giambelli - che pure ricorda i grandi risultati in ambito sportivo della Valtellinese - non nasconde che un problema di numeri potrebbe porsi, ma, come ha detto al raduno di Dubino qualche giorno fa, «non fasciamoci la testa prima di averla rotta. Facciamo il nostro dovere tutti i giorni, perché il futuro è davanti a noi». E, guardando alla presenza ieri a Milano, il futuro non può non essere roseo: «C’erano i presidenti delle 80 sezioni d’Italia, una grandissima partecipazione. E poi è stato emozionante la scopertura della targa in piazza San Babila proprio dove, l’8 luglio 1919, è nata l’Associazione nazionale alpini».


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