Appalti, il piano di Maroni: «Un’Autorità anticorruzione»
Fabio Rizzi e Roberto Maroni

Appalti, il piano di Maroni: «Un’Autorità anticorruzione»

Il caso Rizzi, il governatore: «Finora controlli più formali che sostanziali». Intanto resta in carcere la cosiddetta “zarina” dell’odontoiatria lombarda.

Rimane in carcere Maria Paola Canegrati, la cosiddetta “zarina” dell’odontoiatria lombarda, finita in carcere con altre persone, tra cui il presidente della commissione regionale sanità Fabio Rizzi, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Monza in cui si ipotizzano mazzette, regalie e favori da parte della donna in cambio di appalti a società del suo gruppo specializzato nel settore odontoiatrico. Il gip monzese ha infatti respinto la richiesta di arresti domiciliari. Per il giudice «non è mutato il quadro indiziario» nonostante si sia dimessa da tutte le cariche societarie.

Intanto ieri il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha presentato un progetto di legge per istituire un’autorità anti-corruzione regionale «dopo i gravi fatti» portati alla luce dal caso Rizzi. Lo ha annunciato lo stesso Maroni in una conferenza stampa, spiegando che la futura Arac (sul modello dell’Anac nazionale guidata da Raffaele Cantone) farà parte di un nuovo piano d’azione anticorruzione e dovrà «svolgere attività di prevenzione e di contrasto della corruzione e dell’illegalità nella Regione e negli enti del sistema regionale». Maroni ha chiesto di esaminare il progetto di legge in Consiglio regionale «entro il 15 marzo». Se nonostante «tutti i controlli che abbiamo è successo quello che è successo, vuol dire che c’è qualcosa che non va». Maroni illustrando questo piano ha sostenuto che «non si è trattato di mancati controlli», ma del fatto che questi siano stati «più formali che sostanziali». Per questo, «quello che c’è non basta più». A chi gli ha chiesto perché queste iniziative non siano già state messe in atto con l’arresto del vicegovernatore Mario Mantovani, Maroni ha risposto che «la vicenda Mantovani era episodica, qui invece siamo di fronte ad un sistema, ed è molto, molto più grave».


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