Alta Valle, 500 contagiati a casa  «Tutta colpa di quel weekend»
Era il 23 febbraio, primo caso Covid in provincia

Alta Valle, 500 contagiati a casa

«Tutta colpa di quel weekend»

Il sindaco di Valdidentro spiega la presa di posizione.

«Siamo preoccupati perché i positivi potrebbero allargare la diffusione»

I numeri sono crudi rilevatori della realtà e nella loro freddezza esprimono la sciagura che ha colpito in particolare l’Alta Valle.

Da quel giorno - era il 23 febbraio - che in Valdidentro è stato registrato il primo caso valtellinese di malato di coronavirus (il giovane studente dell’istituto di Codogno) i numeri del contagio hanno avuto un’espansione terribile: 17 deceduti su 106 positivi.

Ora i sindaci dell’Alta Valle, Ilaria Peraldini (Sondalo), Alessandro Pedrini (Valdisotto), Roberto Volpato (Bormio), Massimiliano Trabucchi (Valdidentro), Angelo Cacciotto (Valfurva) e Damiano Bormolini (Livigno) hanno dimostrato che la situazione è drammatica nei loro confini: 538 malati che sono casa con i sintomi del Covid-19.

Una mossa dettata dalla disperazione di non restare inermi di fronte all’avanzata inesorabile del nemico chiamato Covid-19. Una levata di scudi per ottenere da Regione Lombardia i tamponi per i sintomatici e i test sierologici nella quale c’è stata la ritrovata alleanza con resto dei sindaci della Provincia, uniti nel fare da cassa di risonanza.

«Comprendiamo l’enorme mole di lavoro che ha investito la Regione Lombardia durante questa emergenza, ma comunque noi abbiamo ritenuto opportuno portare alla conoscenza della Regione la situazione - afferma il sindaco di Valdidentro, Massimiliano Trabucchi -. Siamo preoccupati perché i tanti malati che sono seguiti a casa loro dai medici condotti, dopo un paio di giorni di febbre potranno tornare ad avere contatti con tutti rischiando di allargare il contagio se effettivamente avessero contratto il coronavirus, ma senza tampone non possiamo saperlo».

Se l’Alta Valle vive questo scenario, alla causa sono risaliti in tanti vista l’evidenza: «Stiamo pagando le conseguenze di quel folle fine settimana del 7-8 marzo nel quale c’è stata l’invasione dei turisti - conferma Trabucchi -, non a caso i nostri positivi sono persone del settore che ha avuto la maggiore esposizione in quei giorni: baristi, commercianti, ristoratori».


© RIPRODUZIONE RISERVATA