Alta quota, prezzi un po’ più alti. «Ma nessuno deve scandalizzarsi»
Rifugi in Valmalenco, Antonio Rossi con Marco Confortola

Alta quota, prezzi un po’ più alti. «Ma nessuno deve scandalizzarsi»

L’argomento, già affrontato in passato, è tornato al centro dell’attenzione grazie a un post pubblicato su Facebook da Marco Confortola.

Alta quota, prezzi un po’ più alti. Ma non c’è da scandalizzarsi. L’argomento, già affrontato in passato, è tornato al centro dell’attenzione grazie a un post pubblicato su Facebook da Marco Confortola.

L’alpinista di Valdidentro ha preso la parola dopo aver assistito all’ennesima discussione di due turisti che si lamentavano del costo eccessivo di due bibite. Quelle di Confortola sono precisazioni sacrosante, ma dovrebbero essere persino superflue. Gli escursionisti che sperimentano sulle proprie gambe e sul proprio fiato la fatica della salita, che incontrano sui sentieri i gestori con lo zaino carico del sacco del pane o assistono ai viaggi dell’elicottero, infatti, dovrebbero conoscere costi e complicazioni.

Guida alpina da ben 26 anni e testimonial di Asso Rifugi, Confortola scrive per fare chiarezza per quanto riguarda i rifornimenti ai vari rifugi e il costo effettivo di tutti i generi alimentari – ad esempio bibite, carni e verdure – che si possono acquistare in alta quota.

«I carichi vengono fatti in funzione alla posizione del rifugio, con jeep, teleferiche, motocarriole, elicotteri o in casi veramente estremi pure a spalle – premette Confortola -. Mi piacerebbe far capire a tutti che i rifugisti hanno una vita difficile non solo sui carichi, ma mille difficoltà legate alla captazione dell’acqua, alla energia elettrica - che a volte viene ricavata da pannelli fotovoltaici o da gruppi elettronici -, allo smaltimento dei rifiuti - che vengono trasportati a valle - e a tutte le conseguenze che la quota e le avversità meteo rendono pesanti».

Una semplice lattina, una bottiglia di vino, un sacco di farina o un pacco di tovaglioli, prima di arrivare a destinazione in rifugio hanno come minimo cinque passaggi di mano. «Sembra assurdo, eppure fate voi il conto: su un rifugio con teleferica i passaggi sono numerosi dal grossista al bancone. I rifugisti sono i veri custodi della montagna e loro dedicano la loro vita al servizio del turista, sono lassù in mezzo a mille difficoltà per offrire un servizio».

Anche secondo Elisa Montani, responsabile del Gruppo rifugi della provincia di Sondrio, è necessario tenere conto delle difficoltà logistiche, proprio come sottolineato da Confortola, tenendo presente che in vari casi i prezzi non sono superiori a quelli che si osservano in città. «Nel nostro caso una bibita in lattina costa 2,5 euro, un piatto di pasta fatta in casa otto – spiega dal rifugio Trona soliva in Valgerola -. Noi abbiamo il vantaggio di non essere particolarmente isolati. Nessuno vuole approfittare dei clienti. Lavorare in alta quota determina delle spese maggiori per i prodotti e ci sono svantaggi, a livello economico, anche per quanto riguarda i collaboratori. I nostri aiutanti salgono per l’intera settimana e in caso di maltempo la situazione è ben differente da quella dei locali di pianura. Si fa il possibile per accogliere gli escursionisti e lasciarli soddisfatti da ogni punto di vista».


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