Alpinista morta sul San Matteo: «Elisa era prudente ed esperta»
La cima del San Matteo in Valfurva, teatro dell’incidente mortale

Alpinista morta sul San Matteo: «Elisa era prudente ed esperta»

La donna, 54 anni, di Mirano (Venezia), era un’istruttrice del Cai e voleva passare di livello. In Valle si stava allenando.

La montagna era la sua passione. Elisa Nalesso, 54 anni, residente a Mirano (provincia di Venezia), istruttrice di sezione Cai, la prossima settimana avrebbe dovuto sostenere un esame per passare di grado e ottenere il patentino regionale. Per questo sabato aveva raggiunto la Valfurva: voleva allenarsi in vista della prova. E invece, in quota, ha trovato la morte. Con lei, sulla parete Nord del San Matteo, c’erano Dario De Rossi, un istruttore Cai esperto (58 anni) l’“allievo” Marco Padoan, di 57 anni. Tutti e tre iscritti al Cai di Mirano, di cui la donna era stata pure componente del direttivo di sezione.

Impiegata, sposata e mamma di Elena, 24 anni, e Marco, di 22, queste uscite erano per lei la normalità. «Elisa è sempre stata cauta e prudente» la ricorda il presidente Stefano Marchiori «e accompagnava pure i ragazzi nelle varie escursioni. Stiamo cercando di capire cosa sia successo». La Procura di Sondrio, intanto, ha aperto un fascicolo sulla base del resoconto inoltrato dagli uomini della Guardia di finanza che hanno sentito i sopravvissuti, effettuato un sopralluogo e ipotizzato una dinamica.

I tre alpinisti veneti, sabato hanno pernottato al rifugio Forni e da lì, alle 3,45, si sono messi in marcia verso la parete Nord del San Matteo. Si sono incamminati con altri quattro sci alpinisti, anche loro veneti, tutti esperti, ben attrezzati e affiliati Cai. La giornata era considerata buona per fare un’ascensione. Il gruppo dei quattro si è mosso più velocemente del terzetto e ha guadagnato circa un’ora e mezza rispetto a Nalesso, De Rossi e Padoan. La cima era molto vicina, soltanto poche decine di metri. De Rossi è stato il primo della cordata per quasi tutto il tragitto, Nalesso ha chiesto di avanzarlo nell’ultimo tratto. Si era prima di mezzogiorno. Nel canaletto c’era della neve che si è mossa e la donna, per evitarla, si è spostata, scivolando. Il ghiaccio le ha fatto prendere velocità. In quel momento era assicurata agli altri due compagni e, solo grazie a una fatalità, non sono precipitati.

A peggiorare la situazione, una corda si è attorcigliata attorno a una gamba e Nalesso ed è finita a testa all’ingiù. De Rossi ha cercato di afferrarla, ma ha rischiato di cadere; nel tentativo di prendere la 54enne si è fratturato delle costole e da un colpo rimediato ha subito uno sversamento di sangue alla testa. In quel punto, i telefonini non riuscivano a prendere e non si è potuto chiedere aiuto ai soccorsi. I due uomini hanno recuperato la donna, che dava ancora segni di vita e, nonostante le condizioni fisiche, De Rossi è sceso di 2mila metri in un paio d’ore per lanciare l’allarme, raggiungendo il rifugio Forni. Nel frattempo la donna è spirata: fatale potrebbe essere stata la corda attorcigliata e la rottura di un’arteria femorale. De Rossi e Padoan sono finiti all’ospedale Morelli di Sondalo e non sono in pericolo di vita.


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