«Alpeggi a rischio speculazione»
«Alcuni Comuni - spiega Coldiretti - hanno deciso di triplicare i canoni di affitto»

«Alpeggi a rischio speculazione»

Allarme della ColdirettiIl presidente Marsetti: «Non vogliamo una gara al massacro sul rinnovo degli affitti». L’accusa: «Prezzi maggiorati che mettono in ginocchio le nostre aziende per favorire realtà di altre aree lombarde»

«Alpeggi a rischio speculazione in Valtellina». Quello che fino a qualche settimana fa era un sospetto adesso per Coldiretti è diventato una certezza. Il presidente dell’associazione di categoria, Alberto MarsettiÎ, non ha dubbi. «Non vogliamo una gara al massacro sul rinnovo degli affitti», spiega riferendosi alla situazione degli oltre centotrenta pascoli di altura che danno lavoro a più di seicento persone ogni anno.

Gare al rialzo

«Alcuni Comuni hanno deciso di triplicare i canoni di affitto, altri li hanno quasi raddoppiati con gare al rialzo che rischiano di mettere in ginocchio le nostre aziende di montagna per favorire realtà che arrivano da altre parti della Lombardia, ma anche fuori regione, che cercano gli alpeggi per fini speculativi sui contributi Pac. Così non si può certo andare avanti: è uno stillicidio di allevamenti che si ritrovano fuori dall’alpeggio dopo anni di conduzione, senza trascurare il fatto della mancata produzione di Bitto. Serve un’iniziativa sovracomunale e regionale per difendere questo patrimonio di conoscenza, storia, rispetto del territorio e anche posti di lavoro».

Gli alpeggi della Valtellina sono all’80% di proprietà dei Comuni, per un 15% sono in mano a consorzi e il restante 5% di privati. La mappa delle malghe indica che ce ne sono nove a Lanzada e altrettanti in Valdidentro, sette ciascuno a Tartano, Gerola Alta, Madesimo e Livigno, sei a Valfurva, cinque ad Albaredo per San Marco, quattro ciascuno a Teglio, Piuro e Val Masino, tre a testa a Villa di Chiavenna, Berbenno di Valtellina, Bema, Albosaggia, Chiesa in Valmalenco, Piateda, Torre di Santa Maria e Grosio, mentre due si contano a Pedesina, Cosio Valtellino, Cedrasco, Fusine, Montagna in Valtellina, Tresivio, Grosotto e Sondalo. I restanti sono distribuiti fra Mello, Novate Mezzola, Rasura, Rogolo, Samolaco, San Giacomo Filippo, Talamona, Ardenno, Cino, Delebio, Forcola, Buglio in Monte, Caiolo, Caspoggio, Chiuro, Ponte in Valtellina, Postalesio, Aprica, Bormio, Mazzo di Valtellina, Tirano e Valdisotto. Secondo Coldiretti si tratta di una rete di presidi naturali che gli agricoltori conservano e curano. «Ma se vengono strozzati con gare all’ultimo sangue sui canoni d’affitto, rischiamo che arrivi solo gente che guarda al proprio profitto, dimenticandosi quell’amore per la montagna che è alla base dei prodotti che nascono in alpeggio, quegli alpeggi che sono il primo baluardo contro il dissesto idrogeologico delle nostre valli, come dimostrato anche nel recente passato». In questo periodo per gli allevatori la situazione è complicata anche in pianura: con gli attuali prezzi del latte – in media ci si aggira nel Paese sui 36 centesimi – i margini sono molto limitati.


© RIPRODUZIONE RISERVATA