«Alluvione, grande cuore e spreco di soldi»
Emilio Imperial con Remo Gaspari, il sindaco criticò pesantemente il ministro, ma ne ha riconosciuto anche alcuni meriti

«Alluvione, grande cuore e spreco di soldi»

L’ex sindaco di Grosotto, Imperial, ricorda il fortissimo senso solidarietà nato tra la popolazione. «Purtroppo però furono buttati via troppi fondi, Gaspari diede la colpa ad Andreotti» - Il nodo del lago in Val Pola.

Emilio Imperial nel 1987 era il sindaco di Grosotto. A trent’anni di distanza nel suo racconto dei giorni dell’evacuazione tanti aneddoti e rivelazioni che faranno ancora discutere. Peli sulla lingua non ne ha mai avuti anche allora e non a caso “Famiglia Cristiana” gli dedicò la prima pagina con le sue accuse al ministro Remo Gaspari: «Ringraziamo Gaspari che ci ha lasciato soli temendo la pioggia. Il ministro e la “Grandi Rischi” stanno all’asciutto e i valtellinesi rischiano tutto».

«Parole che fecero male a Gaspari, che quando le lesse telefonò immediatamente al nostro parroco don Pierino dicendogli che avrebbe avuto piacere di partecipare alla prossima Messa - rivela Imperial -. Avevamo colpito nel segno: la domenica successiva il ministro partecipò alla Messa a San Sebastiano che sancì la fine dell’evacuazione, il giorno dopo la popolazione tornò a casa».

Prima di rivelare altri retroscena, Imperial fa una considerazione di fondo: «Ricordo con piacere il grande spirito di solidarietà che si creò in qui giorni fra la popolazione, anche chi non si parlava fino al giorno prima si aiutava. Anche a livello amministrativo ricordo che ci fu compattezza totale con la minoranza guidata da Pierangelo Nolo. Il timore di perdere la casa, che il paese fosse spazzato via, cambiò il carattere del persone sopra i 60 anni. Col senno di poi, invece, con profondo amarezza devo dire che tutta la questione del post alluvione e della frana è stata uno sperpero di denaro pubblico incredibile. Politici ed esperti fecero terrorismo psicologico nei confronti di noi sindaci, con la finalità di spaventarci in maniera di spendere miliardi di lire nel nome della sicurezza. Contestai il ministro Gaspari nella sua prima visita a Grosotto: “Butta via i soldi, non pensa ai valtellinesi”, dissi. Lui mi rispose: “Caro collega (era stato sindaco anche lui), non è colpa mia, è Andreotti che ha voluto così, l’invio delle condotte da Roma per la tracimazione artificiale l’ha deciso lui». Il nodo cruciale nel post frana del 28 luglio fu quello della tracimazione del lago che si era creato sopra il paese di Sant’Antonio Morignone. «Io ero amico del ministro Giuseppe Zamberletti e fu un duro colpo per me la sua sostituzione con Gaspari - rivela Imperial -. Zamberletti sosteneva che non fosse necessaria la tracimazione, ma bisognava bombardare con i caccia dell’esercito la montagna della frana per far scendere quello che doveva scendere e poi si sarebbe ripartiti nella ricostruzione. Organizzai un incontro a Lecco nel ristorante di proprietà di un grosottino noto per la bontà dei suoi bolliti. Con Zamberletti e il suo staff eravamo sei sindaci della provincia. Non potevo essere io, sindaco di un paesino, a lanciare la proposta di Zamberletti, perché sarei rimasto inascoltato, e allora nei giorni seguenti organizzai un incontro pubblico in sala consiliare a Grosotto nel quale c’era il comandante dei vigili del fuoco nazionale Leonardo Corbo. La sala era gremita e avevamo messo gli altoparlanti fuori sul piazzale. Come volevamo noi c’era tutta la stampa nazionale per dare grande eco alla proposta. Corbo fece sua l’idea di Zamberletti e il giorno dopo, guarda caso, fu rimosso dall’incarico».

Si erano creati due schieramenti, quello che voleva il mantenimento del lago della Val Pola e chi invece no. La questione divise non solo i sindaci, ma anche la commissione Grandi Rischi, come ricorda Imperial: «Il capo della commissione, Ugo Maione, non voleva il lago, il futuro ministro Pietro Lunardi era invece più possibilista. Inizialmente io, il sindaco di Grosio, Fausto Pruneri, e quello di Sondalo, Sandro Sozzani, volevamo il mantenimento del lago, poi ci fu un incontro col l’ingegner Mottana che ci spiegò che il grande rischio era la frana che poteva staccarsi dal versante opposto al Coppetto e finire nel lago, quindi ci spaventammo e anche noi cambiammo idea. Anche i dati che aveva Aem indicavano uno scenario catastrofico con una sorta di “esplosione” del lago. D’altronde, se Aem nei giorni precedenti la tracimazione metteva i sacchi di sabbia a protezione della propria centrale, qualcosa voleva pur dire».


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