«Allarmato dagli ottantenni che non vogliono il funerale»
Don Christian Bricola al suo ingresso in parrocchia (Foto by foto archivio)

«Allarmato dagli ottantenni che non vogliono il funerale»

C’è ancora fede a Sondrio? È questa la domanda che viene da porsi osservando le statistiche dei sacramenti e riti funebri religiosi celebrati in rapporto ai dati demografici civili. Se i nati in città nel 2018 sono stati 138, con 31 stranieri, i battesimi sono stati solamente 72. E a fronte di 288 decessi, i funerali celebrati in chiesa sono stati 36 in meno.

«Se ci domandiamo - riflette l’arciprete, don Christian Bricola - se la gente che chiede i sacramenti abbia ancora fede, la risposta è complessa, perché dobbiamo anzitutto capire cosa intendiamo per fede. C’è, ad esempio, la persona semplice che chiede i sacramenti e non va mai in chiesa o chi si sposa per tradizione, ma un briciolo di fede c’è ancora e il Signore non chiede se sia tanta o poca, perché poi si potrà crescere e a maturare. Quel briciolo di fede, invece, non c’è probabilmente più in chi non chiede i sacramenti».

Il saldo tra battesimi e funerali, come quello civile tra nati e defunti, è negativo. Il primo sacramento dell’iniziazione cristiana è stato amministrato a 61 bambini in città, a 3 a Triangia, a 4 sia a Mossini che Ponchiera, per un totale di 72 battezzati. I funerali sono stati in totale 252 e di questi 218 sono stati celebrati in città, 8 a Triangia, 12 a Mossini e 14 a Ponchiera. «Sondrio è vecchia - dice don Bricola -. Costruiscono una nuova casa di riposo e a nessuno viene in mente di aprire un asilo. Nel futuro, visti questi numeri, dovremo calibrarci dal punto di vista pastorale. Torniamo ad essere “piccolo gregge”, ma non mi spaventa, perché è una dimensione evangelica». Guardando al rapporto tra i nati e i battezzati emerge che un bambino italiano su tre non viene iniziato alla fede cristiana cattolica. «Prendiamo atto - afferma l’arciprete - che il mondo sta cambiando. Anche in Valtellina stanno arrivando secolarismo, benessere e indifferenza. Finora la nostra realtà ha tenuto, ma ora sta avanzando quello che nelle grandi città già si vedeva da anni. Purtroppo noi, come Chiesa, non siamo ancora pronti a parlare a quelle famiglie che non hanno chiesto il battesimo. Abbiamo i nostri cammini, ma non ci siamo ancora inventati occasioni per raggiungere queste famiglie, che è più difficile trovare nell’anonimato della città». Come ormai avviene da anni, i matrimoni civili - sono stati 41 nel 2018 - superano di gran lunga i religiosi, che sono stati 15 iscritti all’anagrafe cittadina, seppure se ne siano celebrati in totale 19 nelle parrocchie del comune: 11 alla Beata Vergine del Rosario, con la Sassella come location prediletta, 7 nella parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio, soprattutto a San Rocco, uno a Mossini e nessuno a Triangia e Ponchiera. «Chi non si sposa - riflette l’arciprete - ha forse paura del “per sempre” o di sbagliare, oppure non ritiene che un legame serva. Invece, nella visione cristiana, il legame è un’alleanza con Dio e ti aiuta a sviluppare le capacità che Dio ti ha dato. Mi sembra che questo l’abbiano capito le coppie che ho preparato al matrimonio nell’ultimo anno, mi sono sembrati motivati. Hanno ancora forte l’idea di famiglia». C’è un dato che allarma don Bricola, quello di chi non chiede il funerale. «I trentenni che non battezzano i figli - spiega - hanno già visto una Chiesa più in crisi, ma gli ottantenni che non vogliono il funerale sono cresciuti con una forte formazione religiosa».n 
A.Gia.


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