«Alcune criticità». Non sono ancora definitivi i dati sul referendum lombardo
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, in un momento della conferenza stampa post referendum per l'autonomia della Lombardia

«Alcune criticità». Non sono ancora definitivi i dati sul referendum lombardo

La comunicazione della Regione sottolinea che «si sono registrate alcune criticità nel riversamento dei dati delle rimanenti voting machine. Pertanto, i risultati completi potranno essere resi noti nella giornata di lunedì 23 ottobre, ad operazioni concluse».

Non sono ancora definitivi i dati sull’affluenza e sul risultato del referendum per l’autonomia in Lombardia a causa di «alcune criticità nel riversamento dei dati». Sul sito della Regione l’aggiornamento è alle 3, con il risultato del 95% delle 24 mila voting machine (in Lombardia si è sperimentato per la prima volta il voto elettronico) l’affluenza è stata del 37,07%.

La stima è che il dato finale si attesterà «tra il 38 e il 39%» con «circa tre milioni di votanti», il 95,3% di sì, il 3,9% di no e lo 0,8% di schede bianche. La comunicazione della Regione sottolinea che «si sono registrate alcune criticità nel riversamento dei dati delle rimanenti voting machine. Pertanto, i risultati completi potranno essere resi noti nella giornata di lunedì 23 ottobre, ad operazioni concluse».

«Stamattina, alla riapertura dei lavori della task force elettorale del referendum per l’autonomia, la rilevazione dei dati e’ pari al 98,5% delle voting machine. Il numero di elettori - come anticipato - ha superato i 3 milioni (3.010.434). L’affluenza, quindi, ha raggiunto il 38,25%, dato che potrebbe crescere ancora di alcuni decimali. Il “Sì” raccoglie il 95,3%, il “No” il 3,9%, le schede bianche lo 0,8%. Allo stato attuale, risultano mancanti alcune sezioni, per lo più del Comune di Milano». Lo fa sapere l’Assessore all’Agricoltura e coordinatore dell’azione di Regione Lombardia per il referendum, Gianni Fava.

«Quelli che dicevano che la linea nazionale della Lega avrebbe trovato problemi al Nord non ha capito un accidente. Richieste di autonomia hanno convinto 5,5 milioni persone a votare, e Maroni e Zaia avranno mandato pieno mandato a trattare». Lo ha detto Matteo Salvini in conferenza stampa dopo i referendum di Lombardia e Veneto. «Rido quando leggo certe ricostruzioni di divisioni», ha aggiunto il segretario della Lega.

L’affluenza definitiva alle 19 sul totale delle sezioni in Lombardia era stata del 31,81%, pari a 2.503.704 lombardi votanti. Bergamo la provincia con l’affluenza maggiore con il 39,75%, mentre la città metropolitana di Milano aveva chiuso la classifica dell’affluenza delle province lombarde con il 25,78%. Dopo Bergamo, seguivano Lecco (37,50%), Brescia (36,93%), Como (34,69%), Sondrio (34,41%), Cremona (33,35%), Varese (33,03%), Monza (32,73%), Lodi (32,53%), Mantova (29,64%), Pavia (27,71%) e appunto Milano (25,78%).

«Stando alla propaganda dovremmo dire che gli elettori hanno approvato la richiesta di negoziare più autonomia in Veneto e l’hanno bocciata in Lombardia, locomotiva d’Italia, dove poco più di un elettore su tre si è pronunciato a favore della proposta. Nonostante il risultato deludente, io penso sia importante che la Regione Lombardia, come non ha voluto fare fino ad oggi nonostante la Costituzione lo preveda dal 2001, in futuro negozi con lo Stato il trasferimento di nuove competenze dove ritenuto utile».

Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore di Forza Europa. «I principi del federalismo e della sussidiarietà, oltre che della competizione territoriale, che sono da sempre alla base della costruzione dell’Unione Europea, devono trovare un’attuazione più convinta anche in Italia, come previsto dalla Costituzione. Esattamente come i programmi per la coesione e la riduzione dei divari di sviluppo e di reddito in Europa, il doveroso e necessario lavoro per arginare e, in prospettiva, ridurre il differenziale nord-sud non può che passare da una rivisitazione del paradigma paternalista e auto-assolutorio seguito per decenni. Poi ci sono le tasse: ma di questo - conclude Della vedova - i referendum non si occupavano».


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