Al telefono le paure dei ragazzi  «C’è chi teme di tornare a scuola»
Le lezioni a distanza possono provocare disagio

Al telefono le paure dei ragazzi

«C’è chi teme di tornare a scuola»

Testimonianze Le chiamate al Pronto soccorso psicologico di Asst fanno emergere il disagio

Niente a che vedere con i numeri della primavera 2020, quando, solo dal giorno della sua attivazione, era il 18 marzo, a fine mese, le chiamate al Pronto soccorso psicologico attivato da Asst Valtellina e Alto Lario erano state 96. Scese a 77 ad aprile, ma, pur sempre, in numero elevato.

Ebbene, questo stillicidio di chiamate, dal 7 dicembre scorso, quando il centralino è stato rilanciato, ad oggi, non si è registrato. Siamo a 19 telefonate ricevute e 7 messaggi via whatsapp, per un totale di 26 contatti. Si può parlare di una chiamata al giorno.

«E questo è positivo, a nostro avviso - commenta Daniela Gianatti, psicologa, responsabile del Pronto soccorso psicologico -, perché significa che, a differenza del primo lockdown, rigido, in cui tutti i servizi psicologici sono stati disattivati, questa volta, la medicina territoriale ha funzionato ed ha drenato, rispondendo, a parecchi bisogni. Sono attivi i servizi di psichiatria, di neuropsichiatria infantile, i consultori, per cui, alla fine, il nostro centralino funge, veramente, da Pronto soccorso. Da punto di riferimento per le vere emergenze, e questo è importante».

Emergenze che, poi, le psicologhe, trattano come tali, tant’è che, al bisogno, agganciano la persona che chiede aiuto e assistenza e la accompagnano ai servizi di riferimento.

«Interessante notare che, rispetto all’utenza tipo della prima ondata - dice Gianatti -, questa volta, a chiamare, sono soprattutto giovani. Per lo più nella fascia 16-25 anni, che stanno facendo molta fatica a rapportarsi a lockdown. Hanno, per lo più paura per il futuro, sono in difficoltà nell’affrontare le scadenze così ravvicinate, rispetto ai rientri a scuola, paventati, poi rinviati, e, per lo più fanno fatica a studiare con la didattica a distanza. Ci dicono che a casa manca loro l’aria. Vorrebbero tornare in classe». E c’è invece chi teme proprio il ritorno in classe.


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