Aiuti dalla Caritas, richieste in calo
L’allarme della Caritas per i casi considerati più cronici e difficili

Aiuti dalla Caritas, richieste in calo

Si è scesi dalle 597 del 2015 alle 338 dello scorso anno. «Ma ci sono casi cronici e prolungati». Sono maggiori i disagi nella Bassa Valle. Don Bormolini: «Emergono le povertà causate dal gioco d’azzardo».

Sono quasi dimezzate, negli ultimi cinque anni, le persone che si rivolgono ai Centri di ascolto e di aiuto che la Caritas diocesana ha attivi sul territorio della provincia di Sondrio. Dalle 597 che complessivamente, attraverso le strutture di Bormio, Tirano, Sondrio, Morbegno e Chiavenna, hanno chiesto aiuto nel 2015, si è passati alle 338 dello scorso anno.

«Le persone che arrivano nei Centri di ascolto e di aiuto sono in calo, ma abbiamo a che fare con casi più cronici e problematici», ci aveva spiegato don Augusto Bormolini, parroco di Tresivio e vice direttore della Caritas diocesana, in occasione della cena che un’anonima benefattrice ha offerto due settimane fa ai poveri del capoluogo. E le parole del sacerdote trovano riscontro nei numeri che ogni Centro di ascolto fornisce al coordinamento diocesano per la stesura dell’annuale relazione sociale. I dati del 2019 sono ancora da confermare, ma fanno emergere che, nonostante diminuiscano quanti chiedono aiuto, il numero dei colloqui sia in leggero aumento (dai 1.001 del 2018 a 1.020 dello scorso anno), a confermare la cronicità di certe condizioni di povertà.

Il calo delle persone incontrate per almeno un colloquio nei Centri di ascolto è stato graduale: nel 2016 si è scesi a 531, con un calo dell’11,05% rispetto al 2015, poi a 418 nel 2017, 386 nel 2018 e 338 lo scorso anno. Il calo più significativo, pari al 21,28%, si è avuto tre anni fa, mentre nel 2018 l’inflessione è stata del 7,65% e lo scorso anno del 12,43%.

I bisogni sembrano maggiormente concentrati in Bassa Valle: il Centro di ascolto e di aiuto di Morbegno ha incontrato 132 utenti lo scorso anno - il 39% del totale -, 30 dei quali nuovi. Un numero, in questo caso, in crescita (8,2%) rispetto al 2018, quando gli utenti erano stati 122 con 25 nuovi. In crescita (70%) anche l’attività del centro di Chiavenna, passato da 20 a 34 utenti, mentre a Bormio la situazione è rimasta invariata con 19 persone incontrate complessivamente.

In calo del 25% il numero di quanti si sono rivolti ai centri di Sondrio, da 108 si è scesi a 81, e soprattutto di Tirano, dove la diminuzione da 117 a 72 è stata del 38,46%. E se la variazione al ribasso è costante nel capoluogo, dove le persone incontrate erano addirittura 35 nel 2017, a Tirano la diminuzione dello scorso anno viene dopo una crescita nel 2018. Ad accedere al centro nel 2017, infatti, erano state 92 persone. I nuovi ascoltati a Sondrio sono stati 21, a Tirano 36.

«Tra la nostra popolazione - spiega don Augusto Bormolini - stanno emergendo le situazioni di povertà causate dal gioco d’azzardo patologico, mentre nel caso degli extracomunitari molti si trovano in difficoltà dopo la fuoriuscita dalle convenzioni per l’accoglienza e si trovano a cercare un lavoro o una casa». Una riflessione avvallata dal fatto che, seppur gli utenti dei Centri di ascolto siano per la maggior parte stranieri (209 lo scorso anno, pari a circa il 62% del totale), a rimanere stabile è il numero degli italiani. Lo scorso anno erano 129, uno solo in meno ai 138 del 2018, quando gli stranieri erano però 256. Questo a significare che la riduzione del numero di persone assistite, tra il 2018 e il 2019 ha riguardato praticamente solo cittadini stranieri.

E tra questi, la popolazione più rappresentata è quella marocchina. Sono state 70 le persone provenienti dal paese del Nord Africa aiutate lo scorso anno, un dato in linea con i dati demografici sulle presenze di stranieri in provincia di Sondrio, che indicano dal Marocco il maggior numero di residenti di origine extracomunitaria.


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