Agricoltori, protesta a Milano

«Stop ai cinghiali, devastano tutto»

Danni salatissimi in provincia di Lecco e Sondrio La Coldiretti chiede interventi immediati

Agricoltori, protesta a Milano «Stop ai cinghiali, devastano tutto»
I cinghiali mangiano tutto quello che trovano

Sono centinaia gli agricoltori e gli allevatori che ieri si sono ritrovati a Milano, in piazza Città di Lombardia, per lanciare il loro grido d’allarme contro l’invasione dei cinghiali nel corso della protesta organizzata da Coldiretti. Un problema che investe anche le province di Como, Lecco e Sondrio, dove i numeri dei danni provocati dai selvatici sono altissimi. Coldiretti, nel corso della manifestazione, ha allestito un’esposizione con alcune produzioni agricole attaccate dagli ungulati.

«Questi animali – sottolinea Coldiretti – sconvolgono l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico. Senza dimenticare il pericolo per la diffusione di malattie. L’azione deve essere indirizzata alla riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella aree protette».

Con l’emergenza Covid, che ha ridotto la presenza dell’uomo all’aperto, i cinghiali sono proliferati e dopo il lockdown hanno raggiunto in Italia la cifra record di 2,3 milioni di esemplari con un aumento del 15%. Le limitazioni imposte dalla pandemia hanno spinto gli animali verso le città alla ricerca di cibo, mettendo a rischio la sicurezza provocando incidenti.

La Coldiretti e chiede che le Regioni si coordinino con lo Stato e operino affinché gli agricoltori possano avanzare richiesta di intervento e procedere direttamente in quanto muniti di apposita licenza; l’attività di coordinamento delle azioni di contenimento e prelievo spettino alla polizia municipale e provinciale; gli agricoltori vengano coadiuvati dalle forze dell’ordine, da guardie venatorie volontarie, ma possano delegare le attività a cacciatori abilitati iscritti al registro regionale; il calendario venatorio venga allargato comprendendo i mesi da settembre a gennaio; la regia complessiva sia affidata al prefetto.

«Bisogna inoltre semplificare e digitalizzare le procedure relative alle richieste di intervento – afferma Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco – garantire un monitoraggio costante e un controllo anche in ambito urbano e assicurare risarcimenti adeguati per i danni causati e per la prevenzione».

«I cinghiali sono dappertutto – denuncia Alberto Pagani, agricoltore e sindaco del comune di Binago – Provocano talmente tanti danni che non siamo neanche in grado di quantificarli tutti: nei campi delle nostre zone prendono di mira soprattutto il mais e le patate per cibarsi, sulle strade continuano a provocare incidenti. Occorrono per forza interventi massivi, altrimenti non riusciremo mai a controllarli».L’assessore regionale Fabio Rolfi intervenuto insieme al presidente Attilio Fontana e all’assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, alla manifestazione ha lanciato due proposte: bloccare la necessità del parere preventivo di Ispra per i piani di contenimento e il risarcimento al 100% per gli agricoltori dallo Stato per i danni subiti.

«La fauna selvatica - ha detto l’assessore - è proprietà dello Stato e se crea danni a un’impresa lo Stato deve risarcire al 100%, come prevede la normativa europea. Sui piani di controllo, aspettare significa complicare l’attività dei cacciatori e aumentare i danni all’agricoltura. La fauna selvatica è un pericolo per l’economia, per il territorio e per la sicurezza delle persone». «In Lombardia abbiamo cambiato la legge per consentire la caccia al cinghiale tutto l’anno - ha aggiunto - , anche con visore notturno e foraggiamento, abbiamo abilitato i selecontrollori, permettiamo agli agricoltori abilitati di abbattere i cinghiali sui terreni danneggiati. Abbiamo usato tutti gli interventi consentiti dalla normativa nazionale. Le istituzioni devono seguire una linea comune se si vuole risolvere il problema. Purtroppo, la burocrazia romana spesso non è allineata con le esigenze dei territori e le Regioni hanno le mani legate».

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