«Agricoltori inascoltati, la Riserva ci lascia soli»
I cervi nella riserva sono diventati negli anni una vera emergenza per gli agricoltori

«Agricoltori inascoltati, la Riserva ci lascia soli»

Accorata lettera di una giovane sulle razzie dei cervi nei campi del Pian di Spagna. Rileva come indennizzi e progetti non coinvolgano le aziende.

Alle associazioni un Osservatorio permanente e agli agricoltori nessuna possibilità di interloquire. È la considerazione che viene da Martina Barri, giovane di Nuova Olonio, sulla base degli interventi previsti dal bilancio 2015 della Riserva del Pian di Spagna. «Sono una studentessa universitaria - scrive la ragazza - figlia di agricoltori con azienda agricola che svolge la propria attività nel Pian di Spagna. Si prospettano iniziative di varia natura, compresa la nomina di un direttore e opere per migliorare la sede. Ancora una volta non si parla di risorse per indennizzare le aziende agricole che si vedono falcidiati i raccolti dalla fauna selvatica, cervi in particolare, né tanto meno di iniziative specifiche per risolvere definitivamente il problema».

Il riferimento è alla questione, difficile da anni ma sollevata con maggiore forza la scorsa estate dagli agricoltori e da Coldiretti Sondrio, della massiccia presenza di cervi che devastano le colture del Pian di Spagna senza che agli agricoltori sia riconosciuto il risarcimento dei danni da fauna selvatica. Della questione Coldiretti ha interessato la Regione, dov’è in corso la valutazione di una modifica alla legge per inserire anche le Riserve - oltre ai Parchi - tra gli enti preposti al risarcimento. Una modifica che porterebbe la Regione stessa allo stanziamento delle risorse necessarie agli indennizzi, ma che ad oggi non è di fatto vigente. «Per il comparto agricolo - sostiene Martina Barri - unica vera attività produttiva del territorio, sono previste risorse molto modeste, contenute in un “progetto speciale agricoltura” sconosciuto ai più, sicuramente mai condiviso con i coltivatori. È veramente singolare - è la constatazione della giovane - che alle associazioni ambientaliste venga riconosciuto un “Osservatorio Permanente del Pian di Spagna”, mentre al sistema agricolo locale, all’interno del quale si trovano numerosissime aziende agricole della bassa Valtellina, della Valchiavenna e dell’alto Lario, non viene concessa la facoltà di interloquire con gli amministratori».

Mentre il problema per gli agricoltori è ancora vivo, nella Riserva del Pian di Spagna si fa la conta dei danni dei due incendi che hanno devastato parte del canneto della zona nord dell’area protetta nella sera di mercoledì.

Sulla pagina facebook della Riserva naturale qualcuno scrive: «Chi lavora, collabora o è interessato alla Riserva forse sa quali possono essere i motivi di chi ha incendiato, ma la maggior parte delle persone non capisce perché il Pian di Spagna ogni tot anni brucia. Allora si fanno ipotesi: un mozzicone di sigaretta, la pulizia dell’area oppure gli agricoltori stanchi e arrabbiati perché nessuno più li considera custodi del Pian di Spagna. Qualunque sia la verità, la Riserva è vittima del gioco e la sua evoluzione e crescita è ferma a 20 anni fa».n


© RIPRODUZIONE RISERVATA