Addio Giovanni Trinca Colonel  «Il numero uno in assoluto»
Giovanni Trinca Colonel è stato un protagonista dei motori in Valtellina e non solo

Addio Giovanni Trinca Colonel

«Il numero uno in assoluto»

Il mondo dei motori piange Trinca Colonel, scomparso ieri sera in ospedale dopo una lunga malattia. Come pilota ha vinto diverse gare, poi è diventato organizzatore - Per più di vent’anni presidente dell’Aci

È morto ieri sera in ospedale a Sondrio Giovanni Trinca Colonel, 72 anni, presidente per vent’anni dell’Aci di Sondrio, personaggio notissimo nel mondo dei motori e non solo.

«Ero legato a Giovanni da una fortissima amicizia. Siamo anche coetanei. Lui, originale, carattere durissimo, quando decideva che una cosa doveva essere fatta in un certo modo, non c’era niente da fare. Qualche volta discutevamo anche, per questo, non lo nego, però una cosa va rimarcata. La sua onestà intellettuale era assoluta. La sua convinzione massima. E nel caso in cui sbagliasse, lo faceva in totale buona fede».

Era così Giovanni Trinca Colonel, perfettamente descritto dall’amico Riccardo Redaelli, vicepresidente dell’Automobil Club di Sondrio, di cui Giovanni è stato presidente per più di vent’anni.

Era stato ricoverato al mattino, per il peggiorare del suo stato di salute, precario da alcuni anni. Un male rivelatosi incurabile, ne aveva minato il fisico, ma non certo la mente.

«È stato l’elemento più significativo e importante per l’automobilismo in Valtellina - dice Redaelli -. Lui stesso è stato pilota, ha vinto gare significative. Poi, come organizzatore della Coppa Valtellina, ha avuto notevoli soddisfazioni. L’ha presa in mano dopo l’era Ciapparelli e l’ha recuperata, riportandola agli antichi fasti, con Plinio Vanini come main sponsor. È stato un grande da questo punto di vista e non solo. Ha dato tutto per l’automobilismo. Tutto. Io sono provatissimo, fatico anche a parlare».

«Era il numero uno in assoluto - sottolinea Arnaldo Galli, presidente del club Moto Storiche Valtellina -. Ci conosciamo da una vita, abbiamo fatto tutti e due la scuola per periti industriali. Poi la passione per auto e moto ci accomunava. Abbiamo anche corso assieme. Era appassionato di motorismo d’epoca - conclude -, ma non era iscritto al nostro club, per quanto avesse una Vespa storica cui teneva moltissimo».


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