Abbattere i cinghiali con l’arco e le frecce? «È poco realistico»
Un cacciatore con l’arco mentre mira a un cinghiale

Abbattere i cinghiali con l’arco e le frecce? «È poco realistico»

Il presidente del Comprensorio alpino di caccia è scettico sull’applicazione della mozione regionale. «L’eccessiva presenza di questi selvatici però resta».

Abbattere i cinghiali con arco e frecce? «A meno che le bestie stiano ferme in bella posa a dieci metri di distanza a favore di un tiratore scelto, mi sembra un’idea poco realistica. Questo non toglie che la mozione contribuisca a focalizzare l’attenzione sul tema, sensibilizzando così l’opinione pubblica».

Enrico Marchesini, presidente del Comprensorio alpino di caccia di Morbegno, è scettico sull’applicazione pratica della mozione voluta dal gruppo regionale della Lega su un tema caldo, quello dell’invasione dei cinghiali, che interessa da vicino anche la nostra provincia. La proposta prevede il metodo di controllo delle popolazioni di cinghiali anche con l’impiego «dell’arco come strumento di caccia massimamente ecologico», oltre all’estensione degli abbattimenti all’imbrunire.

Il provvedimento - che arriva a un mese dall’incidente mortale lungo l’autostrada A1, causato da alcuni cinghiali che hanno invaso la sede stradale - è stato a lungo dibattuto e alla fine si è deciso di votarlo per parti separate. «A dirla tutta l’indicazione mi sembra forzata - afferma Marchesini - ci vorrebbero arcieri professionisti e cinghiali pseudo domestici, e da noi si sono spostati dalle zone note imparando a nascondersi. Il rischio, esagerando, sarebbe di vedere scorrazzare gli ungulati con frecce a penzoloni addosso. Il problema dell’eccessiva presenza di questi selvatici, però, esiste».

E aggiunge: «Per definire la situazione in Valtellina stiamo aspettando una convocazione dalla Provincia in modo che l’ente si confronti con i presidenti dei Comprensori alpini e delle associazioni venatorie». Incontro che si terrà in tempi stretti, conferma il presidente della Provincia Elio Moretti. «Convocheremo il consiglio provinciale e in quella sede decideremo il passaggio successivo che dovremo affrontare con i cacciatori - precisa Moretti -. Sulla problematica quindi ascolteremo la voce di tutti, sebbene ritengo che quanto portato avanti negli scorsi dalla Provincia abbia funzionato».

La Provincia ha stabilito di prorogare il “Piano di contenimento degli impatti del cinghiale”. «Abbiamo inviato a Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) la rendicontazione dell’attività svolta negli anni precedenti chiedendo un parere per un Piano pluriennale di controllo del cinghiale relativo al periodo 2019-2023 - rimarca Moretti - per dare continuità al progetto, in modo da garantire il successo del controllo selettivo sul cinghiale. In attesa del giudizio di Ispra e per non restare privi di strumenti per disciplinare la materia, abbiamo deciso di prorogare il piano preesistente».


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