«A Livigno ho sciato  Bastano un taxi  e cinquanta euro»
Uno degli scatti in pista effettuati dall’appassionato sciatore

«A Livigno ho sciato

Bastano un taxi

e cinquanta euro»

Impianti chiusi, ma piste praticabili. La trovata di un appassionato che si è lanciato dal Passo Eira e si è fatto riaccompagnare in auto

«Non ho resistito e appena è stato possibile ho preso la macchina e sono salito al Passo Eira. Volevo sciare. Ma siccome non ho l’esperienza né l’allenamento per fare scialpinismo, ho pensato che una volta giunto a Livigno con gli sci ai piedi, un taxi mi avrebbe potuto riportare in quota. E di lì, avrei potuto ridiscendere di nuovo. E così ho fatto. L’ho ripetuto quattro volte, ho speso 50 euro, il costo di un giornaliero. Ma la soddisfazione che mi sono tolto non ha prezzo».

Per sciare nei luoghi remoti del pianeta, non serviti da alcun mezzo, esiste l’eliski. Nell’era del Covid, Patrizio, 46 anni, sposato con due figli, bancario di Treviglio, nonché aficionado del Piccolo Tibet, si è inventato lo “ski taxi”: ha sciato in pista, seppur rispettando tutte le restrizioni previste per l’esercizio di attività sportive. E si è fatto riportare in quota da un’auto pubblica.

Impianti chiusi per decreto, certo, ma sciare non è vietato; tant’è che domenica scorsa, non appena è stato possibile muoversi all’interno della Regione, centinaia di scialpinisti si sono riversati sulle nostre montagne. «Però io - racconta Patrizio - non ho né l’attrezzatura né gli amici con cui salire con le pelli. Tantomeno ho l’esperienza per avventurarmi da solo in fuoripista e per valutare il rischio valanghe. Così ho pensato che avrei potuto rimanere in pista. Livigno offre anche questa possibilità, senza essere per forza obbligati alla risalita con gli impianti. La strada che scende dal Passo Eira, 2.200 metri, interseca infatti le piste. Così ho lasciato l’auto in via Parè e mi sono lanciato sulla numero cinque, Degli Amanti, una blu che termina alla base del Mottolino, a 1.800 metri. Fuori c’era un taxista del paese ad aspettarmi, che avevo contattato prima di partire per accordarmi sul prezzo e per capire se la cosa fosse fattibile».

In pista, la pace assoluta: «C’erano solo pochi addetti alla battitura, a bordo dei “gatti”, nei confronti dei quali ho avuto la precauzione di rendermi ben visibile. Peraltro era lunedì, ho trovato solo un paio di scialpinisti che salivano con le pelli, con i quali ho scambiato due battute e che devono essere rimasti straniti quando nemmeno mezz’ora dopo, mentre loro erano ancora impegnati nella salita, mi hanno incrociato di nuovo, senza avermi visto risalire da nessuna parte».

Lo rifarebbe? «Sicuro. Ho speso 50 euro, quanto un giornaliero».


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