A Grosio l’addio a “Mezzacica”, maestra simbolo dell’emancipazione femminile
Mariuccia Ghilotti

A Grosio l’addio a “Mezzacica”, maestra simbolo dell’emancipazione femminile

Oggi i funerali di Mariuccia Ghilotti: i suoi insegnamenti e la sua vita hanno segnato profondamente la comunità

GROSIO

Ultimo saluto questo pomeriggio alle 14,30, nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Grosio, alla maestra Mariuccia Ghilotti, per tutti gli scolari, dal soprannome di famiglia, semplicemente era la “Mezzacica”. Era nata nel 1926 e da anni per motivi di salute era ospite della fondazione Visconti Venosta di Grosio, della quale ai tempi era stata presidente e non solo, visto che era una delle prime volontarie che andavano ad imboccare gli ospiti non autosufficienti. È stata il simbolo dell’emancipazione femminile, visto che in tempi distanti anni luce ha fatto qualcosa di straordinario per la realtà grosina.
È stata una delle prime donne a ottenere la patente di guida e il ricordo di tanti va alla sua Mini color giallo senape. All’anagrafe era Maria Lucia, ma per tutti è stata Mariuccia. È stata la prima donna del paese a interessarsi attivamente di politica e a far parte della sezione del paese della Democrazia Cristiana negli anni Settanta.
Ma Mariuccia è stata anche pioniera del turismo, facendo gite all’estero incredibili come andare in Cina negli anni Settanta. Maestra elementare, ha condiviso tante esperienze con la maestra Anna Ghilotti, classe 1930, della quale era un’amica oltre che collega. Il percorso scolastico è similare. Per entrambe ci sono stati gli anni a Livigno e Trepalle, quando il Foscagno non era ancora aperto tutto l’anno ed era necessario restare lassù. Poi c’è stata la scuola di Ravoledo e, infine, tanti anni a Grosio, fino alla pensione sul finire degli anni Ottanta.
Era la classica maestra di quei tempi, inflessibile, severa, ma estremamente preparata, che ha saputo insegnare e trasmettere i valori alle centinaia di alunni che ha avuto in tanti anni. E quelli più scapestrati li ha messi veramente in riga, visto che per chi faceva caos in aula c’era la pena della bacchettata. Ma alla fine lei voleva bene ai suoi alunni ed era ricambiata. Non poteva stare lontano dai bambini e una volta in pensione era diventata insegnante di catechismo all’oratorio. Inflessibile e severa anche lì, come se fosse a scuola. Era nata in un paesino, ma ha girato il mondo. Anche nella scuola non si limitava all’insegnamento, ma è sempre stata responsabile del patronato scolastico della scuola di Grosio. Una vita pienamente vissuta fino a quando, una decina di anni fa, la malattia ha iniziato a isolarla dal mondo nel quale aveva indubbiamente lasciato un segno. Quei bambini cresciuti fra i banchi sotto i suoi insegnamenti oggi l’accompagneranno in chiesa per l’ultimo saluto, per dirle ancora grazie.

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