Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

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di Mario Schiani
Domenica 07 Aprile 2019

Noi, ispettori Dreyfus in un mondo pieno di Clouseau

Il cinema - come la letteratura e il teatro - ci ha consegnato grandi protagonisti: personaggi sfaccettati, contraddittori, capaci di racchiudere, in un solo ed enigmatico involucro, l’intera gamma dell’esperienza umana. Davanti a essi ci soffermiamo in ammirazione, prima di ritirarci a riflettere.

Ma è forse in certi personaggi “minori”, affidati agli attori caratteristi, che con più immediatezza possiamo ritrovare noi stessi. Tutti abbiamo conosciuto dei Fantozzi (e forse lo siamo un po’ anche noi), ma con quanti Calboni (“Puccettone!”) e con quanti Filini abbiamo condiviso le ore di lavoro e di svago?

Questi personaggi “di contorno” hanno la capacità di afferrare un particolare aspetto - meglio: una distorsione - della società e renderlo esemplare. Nascono così i “Mostri” del film di Dino Risi: cellule tossiche e abnormi in circolo nell’organismo sociale. Ma oltre a mostri, la società produce vittime ed è probabilmente in una delle più note vittime cinematografiche che, oggi, molti di noi si possono riconoscere: l’ispettore capo Charles LaRousse Dreyfus.

Interpretato dal bravissimo Herbert Lom in sei film della serie “Pantera Rosa” (a partire dal secondo: “Uno sparo nel buio”, 1964),Dreyfus è vittima, non precisamente designata ma comunque prediletta, dell’immortale ispettore Clouseau, personaggio forgiato dal talento di Peter Sellers.

A portare Dreyfus sull’orlo dell’esaurimento nervoso (e non di rado oltre) è prima di tutto l’incompetenza di Clouseau: unita a un‘arroganza impunita, essa distrugge ogni cosa che, capitata sul suo cammino, possa dirsi logica, affidabile, buona e ragionevole.

Pensateci: quanti Clouseau - altrettanto distruttivi ma non così “innocenti” e neppur lontanamente buffi quanto l’originale - circolano oggi tra di noi? Terrapiattisti e negazionisti, nazisti dell’Illinois e di Torpignattara, Bakunin del Gratosoglio, alchemisti da strapazzo, pseudo-scienziati del Piccolo Chimico, inquisitori del Martedì Grasso, statisti del Risiko ed economisti del Monopoli: c’è solo da scegliere.

Quante volte, davanti ad affermazioni tanto sgangherate quanto sostenute con protervia, abbiamo sentito, come già capitava a Dreyfus, la palpebra contrarsi in un tic convulso? Quante volte, a confronto con le più sfacciate manifestazioni di intolleranza, ignoranza, rifiuto di scendere a patti con la logica, abbiamo avvertito sistole e diastole perdere di coordinazione e scatenarsi in un aumento di pressione degno della locomotiva di Stephenson? Quante volte, nel confronto con l’assoluta sordità altrui al richiamo della ragione e della tolleranza, se non della solidarietà, abbiamo corso il rischio di infiggerci, in momenti di incontrollata frustrazione, mutilazioni più o meno sostanziali?

Attenti, però: la serie della “Pantera Rosa” insegna che Dreyfus, tra un ricovero psichiatrico e l’altro, subisce una trasformazione: posseduto dal desiderio di vendetta, diventa cattivo, pianifica l’eliminazione del rivale, si fa prendere a sua volta da logiche distruttive. Senza costrutto, perché la sua cattiveria - logica, meditata, “intelligente” - nulla può contro la stupidità e l’ignoranza che hanno, e avranno sempre, il vantaggio dell’imprevedibilità.

Ai Dreyfus di tutto il mondo non resta che unirsi, coltivare insieme l’orticello della ragione e sperare che, prima o poi, incominci un altro film.

di Mario Schiani

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