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Fili arrugginiti, vecchi macchinari e costruzioni ormai fatiscenti in mezzo ai blocchi di sasso. Non è piacevole lo scenario che si incontra salendo verso l'alpe del Servizio, nel territorio comunale di Campodolcino. Il sentiero che dalla località “Bocc” porta all'alpeggio e successivamente al bivacco del Cai Valle Spluga, punto di partenza ottimale per un gita al Pizzo Quadro, passa proprio in mezzo a una cava abbandonata. E non si tratta di una situazione recente.
Nei dintorni non ci sono abitazioni o altri luoghi frequentati, ma è più che lecito chiedersi se sia normale lasciare un ambiente in queste condizioni dopo lo sfruttamento della montagna. Se lo sono chiesti anche alcuni lettori de La Provincia di Sondrio” che ci hanno inviato alcune immagini. Le fotografie scattate in quella zona, a circa 1900 metri d'altezza, parlano chiaro. L'area non è particolarmente vasta e non ci sono quantità elevate di rottami, ma è impossibile restare indifferenti di fronte a questa situazione.
Anche l'amministrazione comunale di Campodolcino è impegnata su questo fronte.
«Su questa vicenda sono arrivate segnalazioni anche in municipio e già nell'estate del 2009, subito dopo il nostro arrivo in Comune, ci siamo attivati per trovare una soluzione – spiega il vicesindaco Cristian Scaramella -. L'attività estrattiva è terminata da molto tempo e abbiamo richiesto al Consorzio dell'alpeggio di attivarsi per ottenere una bonifica dell'area. Ci è stato assicurato un impegno attraverso un contatto con i titolari della cava».
Non sembra un'impresa particolarmente ardua la raccolta del materiale e il successivo trasferimento a valle. Più che altro pare di trovarsi di fronte a una questione di buona volontà. «I passaggi necessari per esprimere il nostro punto di vista sono stati fatti. Ora speriamo di assistere a una rapida soluzione, cioè allo smantellamento dei macchinari e alla successiva bonifica».
Non si tratta dell'unica cava abbandonata presente nel territorio del comune della Valle Spluga. A poche centinaia di metri da San Sisto c'è quella del Mulinesc, dove dopo la fine dell'attività sono rimasti segni molto evidenti sul territorio. In questo caso, però, c'è stato almeno uno sgombero dei macchinari. Un'ulteriore sistemazione sarebbe comunque un passaggio molto gradito da moltissime persone.
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