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La "rivolta" di via Dolzino
Le negozianti: no a disfattismi

Via Dolzino a Chiavenna (Foto by domiziano lisignoli)

CHIAVENNA - Un nutrito gruppo di commercianti del centro storico, in particolare di via Dolzino, che non ci sta a vedere dipinta la situazione come nerissima. Rimane ottimista anche di fronte alla crisi e vuole dichiararlo. Orgoglio e tenacia nelle parole di chi in questi giorni si è rivolta al nostro giornale per dire basta al ritornello che da qualche anno va avanti sulla situazione difficile del commercio in città.

«Parliamo per noi, ma crediamo che il nostro discorso sia condiviso da altri colleghi. La crisi c'è - è il commento - nessuno lo nega. Però Chiavenna rimane un posto privilegiato in questo senso. Abbiamo ancora tanta gente che arriva in città per fare spese. Valligiani, svizzeri, gente dall'Alto Lario o che scende dalla Vallespluga. Sicuramente non è un momento di crescita, ma di tenuta sì. Almeno per molti di noi. Non vorremmo che passasse un messaggio disfattista, perché se si urla troppo che non c'è gente poi la gente non arriva sul serio. L'effetto psicologico lo conosciamo bene. Certo che non si può pretendere il pienone quando diluvia, come avvenuto di recente».

I commercianti, meglio le commercianti visto che il gruppo è composto da sole donne, propone anche un'analisi più approfondita del semplice "a noi le cose vanno bene". «Sicuramente ci sono elementi preoccupanti, come il fatto che ci siano alcuni spazi commerciali non affittati in via Dolzino. Cosa mai accaduta in passato. È anche vero, però, che negli ultimi anni hanno avuto notevole sviluppo altre zone della città, come ad esempio via Paolo Bossi. Certo bisogna innovare continuamente e essere propositivi, perché il mercato è sempre più difficile. Non basta aprire una attività improvvisando e aspettare che il cliente arrivi. Almeno non basta più».

Il gruppo a questo proposito critica anche alcune scelte fatte nel recente passato dai colleghi: «Chi vuole investire nel commercio deve farlo con giudizio e dopo un'analisi approfondita, senza improvvisazioni.
Spesso si sono scelte categorie merceologiche nelle quali già era forte la presenza di operatori sul territorio, andando a saturare quei mercati. In questi casi è scontato che poi qualcuno non ce la faccia». Il futuro, per tutte, parla di innovazione: «La strada da seguire è quella della promozione turistica del nostro territorio, di una città che rimane molto bella e con molte attrattive. Dobbiamo insistere nel proporre programmi di animazione e tenere duro per quanto riguarda la politica delle aperture domenicali, almeno in determinati periodi dell'anno».

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