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VILLA «Oggi celebriamo la vita e non la morte». L'ha ripetuto a più riprese il parroco di Villa, don Gigi Pini, celebrando sabato pomeriggio i funerali di Massimo Gini. E simbolicamente ha acceso il cero pasquale a indicare la resurrezione. Ai piedi del cero, la bara coperta di rose bianche e, tra queste, il sassofono del trentasettenne musicista. Uno strumento dal quale non si separava mai, che teneva sempre pronto per esprimere la sua passione per la vita e la musica.
Intorno al feretro i familiari, il padre Franco (già sindaco del comune), la sorella Simona, il nipote Leonardo e tutti i parenti, poi gli amici e l'intero paese. Tutti stretti e in silenzio - tanto che il sacerdote ha potuto parlare senza microfono per metà omelia - per ricordare quello che per tutti era semplicemente Max. Il sassofonista (e chitarrista) che aveva toccato tante persone con le sue note e il suo sorriso, il suo entusiasmo e il suo fare che conquistava, e la cui fine tragica ha scosso moltissimi in Valchiavenna e non solo.
La cerimonia semplice, composta, intensa, è stata accompagnata dai brani eseguiti, dentro la Chiesa di San Sebastiano e pure nel contiguo cimitero, dai suoi tanti amici musicisti che hanno voluto testimoniargli affetto, mentre molti di più erano tra la folla. «Hai raggiunto la mamma in cielo nel giorno del suo compleanno e sono sicura che avrete festeggiato insieme con musica e canti» ha detto nel suo breve discorso la sorella al termine della celebrazione. Simona ha ricordato che lo chiamava «principino» per far sentire i riguardi con i quali gli era sempre stata vicino. Don Gigi, commosso, ha detto invece «starai già suonando con Pavarotti», accennando a uno dei momenti più alti della carriera del talentuoso musicista: la doppia partecipazione al Pavarotti & Friends. Il parroco ha ricordato di aver appreso la notizia della morte lunedì, dopo oltre un mese di ricovero all'ospedale Sant'Anna di Como in condizioni gravissime, mentre accompagnava sulle Dolomiti un gruppo di ragazzi e tra questi Leonardo: «L'ho visto andare in bicicletta sul Pordoi come se avesse la spinta dello zio Massimo. La vita è come quella salita mitica, bisogna continuare a pedalare, anche quando la salita sembra troppo dura. Dobbiamo andare avanti e starci vicini. Oggi stiamo male e insieme stiamo bene, perché sentire la solidarietà di tante persone fa stare bene». «Siamo qui per Massimo e soprattutto per noi - aveva detto all'inizio della S. Messa don Elio, che con don Rodolfo, don Francesco e don Amedeo ha concelebrato la funzione -. Non dobbiamo cercare di capire perché i misteri di Dio ci sfuggono, dobbiamo starci vicini».
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