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MADESIMO «Vogliamo essere serviti da un bianco». È comparsa sulle pagine di Facebook del rifugio situato all'Emet in Alta Valle Spluga la cronaca di una vicenda decisamente spiacevole. Secondo quanto riportato online e riferito dal titolare Franco Gerosa, nei giorni scorsi una comitiva di escursionisti si è resa protagonista di un comportamento inqualificabile. «Che vergogna il razzismo - si legge sul sito -. Sono arrivate delle persone che si sono rifiutate di parlare con la mia collaboratrice di colore, fortuna che non si sono fermate a dormire come avevano programmato».
Va premesso che i gestori del rifugio non avrebbero voluto dare risalto a questa spiacevole notizia, sia per tutelare la privacy della ragazza, sia per evitare di dare troppo peso a un gesto che viene ritenuto frutto di ignoranza e maleducazione. Un atteggiamento dalla portata tanto grave che tuttavia non può venire sottovalutato.
È evidente, secondo quanto emerso, l'assenza di colpe da parte della giovane cameriera, collaboratrice della famiglia che gestisce la capanna Bertacchi. Ha semplicemente accolto i potenziali clienti, nel rispetto della prassi. Bastano poche parole per spiegare cosa è successo. Il titolare stava riposando e, all'arrivo di un gruppo di turisti italiani, la giovane donna si è occupata della sistemazione degli escursionisti. Si è rivolta ai clienti in inglese e si è sentita rispondere «che volevano parlare con un bianco, non con lei - spiegano i gestori -. Si tratta di un'evidente discriminazione razziale». Quando il gestore è intervenuto, i possibili clienti se ne sono andati.
La pubblicazione di un post sulla pagina di Facebook del rifugio Bertacchi ha dato luogo a numerosi commenti da parte di alcuni dei 1300 iscritti. Alcuni sono stati scritti da amici e clienti, altri dai titolari di rifugi situati in altre zone. La condanna nei confronti della comitiva di alpinisti-razzisti è stata unanime. «Che vergogna», «È un episodio incivile», «Esprimo tutta la mia simpatia alla ragazza e mi congratulo con il gestore per la sua cultura multirazziale», si legge.
Tra i commenti c'è anche quello dei gestori del rifugio, situato nel territorio comunale di Madesimo, in una delle località più apprezzate dagli appassionati di montagna che scelgono la Valchiavenna per una gita in alta quota. «Ho pensato di pubblicare su Facebook una news con l'accaduto, anche per raccogliere la solidarietà di amici e clienti nei confronti della nostra collaboratrice. Ora quest'episodio è stato superato, mi dispiace per la ragazza che ci è rimasta male, ma il supporto dei nostri amici su Facebook le è stato di aiuto e per questo vi ringrazia. Anche altri clienti presenti al rifugio in quel momento hanno espresso la propria amarezza e hanno manifestato la propria solidarietà alla nostra collaboratrice».
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