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Il giallo di Chiavenna:
Coca-Cola nella provetta
CHIAVENNA Un giallo, un'inchiesta aperta - per ora contro ignoti - e mille domande che gli inquirenti continuano a porsi per cercare di capire che cosa è effettivamente successo in ospedale a Chiavenna, dove una provetta con i campioni per le analisi previste nei casi di incidente stradale (per accertare eventuale presenza di alcol o droga) è misteriosamente scomparsa e poi riapparsa con della Coca-Cola dentro, utilizzata - a quanto pare - per "allungare" il contenuto del campione.
Una situazione difficilmente spiegabile: un contenitore che stava per essere portato in laboratorio, per effettuare gli accertamenti richiesti dalle forze di polizia intervenute per i rilievi di rito in un incidente avvenuto domenica 25 luglio a Bette, viene "smarrito" o forse sostituito. Ma c'è di più. E dell'altro. Quella provetta recava un nome "importante", quello del figlio di un noto medico della città e questo fatto ha scatenato una ridda di voci e le più disparate ipotesi: si è trattato forse di un gesto per agevolare il figlio del medico? O piuttosto il contrario: metterlo in difficoltà e creare dei sospetti su di lui?
Quel che è certo è che il ragazzo si è ripresentato in ospedale non appena è venuto a sapere dell'accaduto: la mattina seguente la "sparizione", infatti, ha effettuato nuovamente il test che - bene dirlo e ribadirlo - è risultato negativo.
La notizia, pubblicata su queste colonne, ha già trovato conferme anche se attraverso canali non ufficiali. La Procura della Repubblica, infatti, non rilascia dichiarazioni e si è in attesa del rientro dalle ferie del pm Stefano Latorre - titolare del fascicolo - per capire se verranno o meno disposti nuovi accertamenti. L'episodio è inquietante - non c'è dubbio - soprattutto per le pesanti ombre che getta e che andranno dissipate, anche sulle procedure seguite in questi casi che - evidentemente - dovranno essere corrette per evitare il ripetersi di simili episodi, soprattutto se di errore o di leggerezza si è trattato: la custodia di questi prelievi non è ancora stata codificata con un protocollo univoco tra autorità giudiziaria strutture e ospedaliere utile per chiarire le modalità di conservazione di questi prelievi.
Da capire, inoltre se il contenuto della fialetta sarà sottoposto ad accertamenti: l'ipotesi di una bibita versata nel campione per certi versi non sembra verosimile, anche perché sarebbe un'operazione decisamente singolare l'identificazione di una sostanza di questo tipo in un campione di sangue o urina. Si è parlato anche di sospetti legati all'etichetta e alle procedure che regolano l'identificazione del soggetto interessato. Ma al di là di quelle che per certi versi sembrano leggende metropolitane e lasciano il tempo che trovano, di sicuro qualcosa di rilevante è accaduto.
Per quanto riguarda l'autore del possibile sabotaggio degli esami, non ci sono elementi utili per capire chi possa avere agito. Il pronto soccorso non è un ambiente isolato e appare relativamente facile l'ingresso di estranei nei locali. Potrebbe essere molto più complicato, invece, un tentativo di raggiungere il luogo dove vengono custodite le provette, anche perché è necessario sapere dove si trova con la massima precisione.
Ma anche queste sono tutte ipotesi. Il percorso della giustizia è tutto un'altra cosa, e dal pronto soccorso si è deciso di attivarlo immediatamente per chiarire fino in fondo l'accaduto. Subito dopo la scoperta dell'anomalia, dal responsabile del pronto soccorso sono state presentate comunicazioni regolari e ufficiali alla direzione sanitaria di presidio, alla direzione sanitaria dell'Aovv e alla direzione dipartimento di Emergenza e urgenza. E' stata effettuata una denuncia all'autorità giudiziaria. Nei giorni successivi all'episodio i carabinieri hanno effettuato tutte le indagini del caso, ascoltando il personale presente in pronto soccorso nelle ore del “fattaccio”.
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