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Sondrio, scout a casa
dopo l'aggressione
SONDRIO Il giorno dopo il forzato rientro dal campo scout in Val Poschiavo, i ragazzi non vedono l'ora di riprendere l'esperienza. L'aggressione di due notti fa, mentre il reparto era accampato a Selva, su un terreno di proprietà della Comunità Evangelica di Poschiavo, non ha rovinato l'entusiasmo e la voglia di stare assieme dei giovani scout. Da domani mattina saranno a Baruffini, sopra Tirano, fino a lunedì, per concludere l'esperienza cominciata lo scorso sabato e conclusa in malo modo dopo l'incursione del «commando» che l'altra notte ha preso di mira l'accampamento distruggendo l'accampamento e le tende a bastonate.
«I ragazzi dormivano mentre è avvenuta l'aggressione e non si sono resi conto di quanto accaduto – ha spiegato Attilio Giotta, uno dei capi reparto presenti a Selva –. Quando noi capi abbiamo spiegato loro cos'era successo hanno compreso che la cosa era seria e che era meglio tornare a casa, ma la loro voglia di stare assieme è sempre la stessa».
I capi reparto Attilio Giotta, Carla Fabani e Alessandro Tedeschini, ritenendo possibile un'altra incursione del gruppo di uomini vestiti di nero – sembravano paramilitari che comunicavano tra di loro solo a gesti e che si muovevano sicuri negli spazi dell'accampamento, secondo il racconto degli scout – hanno deciso di fare rientro a Sondrio. «Proseguire il campo in quel contesto era impensabile – ha spiegato Giotta –. La notte noi capi abbiamo acceso un fuoco e siamo rimasti svegli per sorvegliare se fosse avvenuto un secondo raid, ma non era possibile vivere una settimana così. Lunedì abbiamo contattato personalmente i genitori uno ad uno per raccontare cosa ci era accaduto ed evitare che si diffondessero voci non vere o che l'episodio venisse ingigantito. Poi, a malincuore, abbiamo preso la decisione di interrompere l'esperienza». La scelta è stata compresa e condivisa anche dalle famiglie che hanno apprezzato la condotta e il comportamento responsabile dei capi reparto. «Ora anche i genitori - sempre Giotta - sono d'accordo di riprendere il campo giovedì. I ragazzi sono felici di questa scelta, anche perché, nonostante la paura, la loro serenità non è stata turbata dall'episodio. Al mattino, quando hanno visto i segni dell'incursione, le condizioni in cui erano le tende dei capi e le palerie divelte della grande tenda che ci aveva prestato la Protezione Civile, erano quasi increduli. Più amareggiati e tristi per l'interruzione dell'esperienza che veramente terrorizzati». Ora, anche se il campo verrà concluso, rimangono lo sconcerto e la delusione per l'accaduto. «Sono negli scout da 20 anni - racconta il capo reparto Giotta – e non mi è mai successa una cosa del genere. Ho parlato con capi che sono dell'ambiente addirittura da 50 anni e anche loro sono rimasti sbalorditi. Il gruppo che ci ha aggredito era talmente organizzato che, mentre noi capi inseguivamo alcuni di loro, altri hanno proseguito i danneggiamenti all'accampamento». Il campo a Baruffini non sarà in tenda, ma in casa. «Non c'è il tempo per montare le tende sugli alberi e per la preparazione che avevamo messo a punto in Val Poschiavo – spiega Giotta –, ma almeno potremo concludere l'esperienza per cui noi capi spendiamo le ferie». E dai ragazzi esce tutta l'amarezza dei capi scout: «Davanti a episodi come quello che abbiamo vissuto cadono le braccia e non si ha nemmeno la forza di piangere. Spendiamo le nostre vacanze per offrire ai ragazzi un'esperienza che offre validi riferimenti e riceviamo odio e cattiveria da sconosciuti».
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