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VALDIDENTRO - Due milioni 600mila metri cubi di acqua riversati nei torrenti per effetto della fusione del ghiacciaio Dosdè. E' questo, insieme alla totale assenza di permafrost, il risultato principale dell'ultima ricerca condotta da Levissima Gruppo San Pellegrino con l'Università degli Studi di Milano sul ghiacciaio dell'Alta Valtellina.
«Di per sé il dato è positivo, perché la quantità di acqua proveniente dalla fusione ha contribuito a mantenere attivi i torrenti di alta e media montagna durante l'estate. Ma, in un quadro complessivo di evoluzione dell'ambiente montano, rilasci così intensi di acqua destano una certa preoccupazione» commenta i risultati il professore Claudio Smiraglia che ha guidato la ricerca. «Tutta la neve precipitata d'inverno si è sciolta durante l'estate – osserva il professore -. Se questo fenomeno non fosse solo relativo alla stagione ma si rivelasse strutturale, ripetendosi anche nei prossimi anni, il ghiacciaio Dosdè Orientale potrebbe ridursi drammaticamente e avvicinarsi all'estinzione». Il gruppo di ricercatori guidati da Smiraglia ha concluso anche la sperimentazione avviata nel 2010 sul Gruppo Dosdè-Piazzi con l'obiettivo di studiare un settore ancora poco noto della criosfera: il permafrost.
I ricercatori hanno scoperto che nella roccia, anche a quote elevate (3400 m), sino a circa mezzo metro di profondità, le temperature non restano costantemente al di sotto di 0°C per cui non c'è permafrost. Il gelo negli strati più superficiali è quindi solo un fenomeno stagionale legato all'inverno. «La presenza di permafrost continuo superficiale, cioè presente anche in estate, garantirebbe una maggiore stabilità dei versanti, dove questo ghiaccio nascosto può agire da collante per le rocce – riflette Smiraglia -. Ma le condizioni termiche attuali non consentono il mantenersi di condizioni di gelo perenne nella stagione estiva».
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