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"Imprese che resistono":
diretta televisiva con La7

Il collegamento in diretta da Morbegno (Foto by Sandonini Dervio)

Un momento della trasmissione (Foto by Sandonini Dervio)

MORBEGNO - «Non vogliamo fallire per i crediti». Hanno scelto questo slogan i titolari delle novanta "Imprese che resistono" per fare sentire la loro voce davanti alle telecamere di "Piazza pulita", il programma della rete televisiva "La7" che giovedì ha inviato la giornalista Laura Troja all'auditorium Sant'Antonio di Morbegno.

Gli imprenditori valtellinesi hanno puntato su cifre concrete per spiegare la loro posizione. «In due anni non mi sono stati pagati 300mila euro, tutti da aziende brianzole del settore edile», ha spiegato Walter Magni, titolare di un'impresa del settore lapideo di Regoledo. La vicenda della ditta di Cosio Valtellino, attiva da più di cinquant'anni nel settore dei prodotti per l'edilizia di marmo e granito, è esemplare.

«L'ho voluta raccontare per dimostrare quanto è grande la nostra sofferenza - ha spiegato il titolare al termine della diretta -. Tre anni fa eravamo in trenta in azienda, ora siamo in diciotto. Noi titolari ci siamo tagliati lo stipendio per garantirlo ai dipendenti: sono tutte persone del paese, sono cresciuti insieme a noi e abbiamo delle precise responsabilità nei loro confronti. E intanto i clienti non ci pagano. Spesso fanno i furbi: l'altro giorno ho dovuto sudare per chiedere a un impresario di farmi versare quanto pattuito. Poi nel suo garage ho visto che c'è un Cayenne nuovo, con la targa del 2012. Prima di comprare una Porsche, un bravo imprenditore deve pagare fatture e collaboratori. Noi Magni siamo alla quarta generazione in azienda, vogliamo andare avanti e non possiamo permettere a certi personaggi di metterci in ginocchio».

Il punto di vista dell'imprenditore di Cosio è condiviso dai colleghi. Nel corso della puntata non c'è stata la possibilità di parlarne in maniera approfondita, ma il dibattito è andato avanti a telecamere spente. «Le statistiche sostengono che in provincia di Sondrio i ritardi nei pagamenti non rappresentano una fonte di particolari problemi - ha aggiunto Enzo Mottarella, titolare della Sacif impianti -. Purtroppo non è vero. La situazione descritta da Magni è esemplare, ma non è l'unica. Servono soluzioni normative, regole chiare e capaci di fare cambiare l'atteggiamento di coloro che non pagano e mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende e il posto di lavoro dei dipendenti. Anche per queste dinamiche sono stato costretto a cedere un ramo della mia azienda, quello legato alla produzione di impianti di risalita». Secondo le "Imprese che resistono" la possibilità di cambiare il sistema c'è. Basterebbe seguire l'esempio della Germania. «Lunedì ho venduto una gru a un'azienda tedesca - dice Gianfranco Conti Manzini -. Abbiamo raggiunto l'accordo alle 17. Martedì alle 9 la mia banca ha ricevuto il bonifico. Nei Paesi europei più evoluti chi non paga deve fare i conti con la polizia. I tempi vengono rispettati. Seguiamo questi esempi partendo da normative adeguate».

Ora le "Imprese che resistono" sono pronte a lavorare con l'Unione artigiani per discutere di credito e abusivismo, in attesa di concentrarsi sull'autotrasporto.

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