«Ero un cafoncello. Poi la montagna cambiò la mia vita»
L’alpinista, scrittore e regista Andrea Di Bari rimarrà in Valchiavenna per alcuni giorni

«Ero un cafoncello. Poi la montagna cambiò la mia vita»

Andrea Di Bari ospite a Santa Croce di Piuro per presentare il suo romanzo “Il fuoco dell’anima”. Un condensato di 17 anni di vita e di arrampicate

«Ero un ragazzo di quartiere, cafoncello e un po’ sbandato dopo la terza media. Non conoscevo la montagna e un giorno Bruno mi mostrò immagini del pizzo Stella mentre ascoltavamo “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd. L’anno dopo venni in Valchiavenna con lui, mi innamorai della montagna e la mia vita cambiò». Così Andrea Di Bari ricorda la prima volta che arrivò a Santa Croce di Piuro nell’estate 1976. Era un quindicenne delle borgate romane che, grazie all’amicizia con Bruno Vitale e alla frequentazione del centro giovanile don Guanella, aveva scoperto le montagne e salì faticosamente il Tambò.
Tanti sassi sono passati sotto i suoi piedi e per le sue mani e le sue dita da allora e quel ragazzo diventò uno dei più forti arrampicatori italiani. Di Bari torna stasera, nella scuola elementare di Santa Croce dove tutto partì, alle 21 per presentare, insieme a Stefano Barbusca, il suo recente romanzo “Il fuoco dell’anima”, scritto con Luisa Mandrino. E domani sera, all’Acqua Fraggia, Di Bari proietterà quattro dei cortometraggi realizzati dal 2004 al 2011.
Il libro condensa circa 17 anni di vita e di arrampicate in poco più di 300 pagine. «All’inizio erano oltre 500 – precisa lo scrittore, regista e arrampicatore –. Poi, con l’aiuto determinante di Luisa, negli ultimi 9-10 mesi di lavoro l’abbiamo ridotto. Ci siamo trovati in un modo curioso, perché Luisa mi aveva invitato alla presentazione a Roma del suo libro “Vivere come se si fosse eterni” sul valtellinese Alfonso Vinci. Non avevo potuto intervenire, ma il romanzo mi è piaciuto molto e le ho chiesto di darmi una mano per finire il mio nel modo migliore. Avevo anche bisogno di una persona esterna, alla quale raccontare anche ciò che non poteva stare nel libro. Abbiamo sfrondato e riscritto. Luisa gli ha dato la musicalità che per me era importante».
Il libro inizia con la distruzione di un presepe al centro don Guanella e finisce con la visione di un film. «L’inizio – spiega l’autore – è come quello del film che da anni progetto di fare su questa storia. L’intuizione del finale è invece arrivata alla fine. La vita è magica, tutti i riferimenti al cinema che ho messo nel libro sono veri. Ci andavo da bambino con mio padre a vedere i western, poi appena possibile. Una volta a Canazei a vedere “Il marchese del grillo”. Per me vedere cinque film alla settimana era normale, così è venuto spontaneo il desiderio di fare il regista e raccontare la mia storia. Ora sto cercando di farne un documentario, ma il sogno resta il film di finzione».
Il racconto abbraccia un’adolescenza avventurosa, tra scontri con il padre, risse e non solo con i coetanei del quartiere, i primi amori, le scalate, fino a diventare un arrampicatore professionista. «Ho fatto gare fino al 1992 – racconta Di Bari –. Poi aprii un negozio di articoli sportivi a Terni per una decina d’anni. Quindi mi dedicai all’altra passione, il cinema. L’idea era trasmettere la passione, uscire dagli stereotipi che pervadono molti film e libri su quel mondo e raccontare il sogno di un giovane. Per caso ho cominciato a fare delle serate durante le quali mostravo fotografie e ripercorrevo la mia storia».
Stavolta per Di Bari si tratta di un vero ritorno in valle. «Per anni sono venuto tutte le estati in qualche modo, ho fatto diverse cime qui, lo Stella, il Galleggione, due volte il Badile compresa la via Cassin sulla parete nord-est, in Val Masino e in Val di Mello. L’ultima volta fu nel 1986 e queste valli mi sono rimaste nel cuore. Sono stato a Chiavenna due anni fa per una serata del Cai, ma questa volta sono venuto per qualche giorno, anche se poi dovrò ripartire per un’altra presentazione a Cervinia».

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