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Padelli, chiesti tre anni
«Il sogno ora è un incubo»
Roma «Il mio nome non è molto famoso. Ho
disputato solo tre partite in serie A. Sono l'orgoglio per me e
la mia famiglia, frutto di anni di lavoro e sofferenza: un
sogno. Sono qui per l'illecito sportivo di Palermo-Bari, proprio
una di quelle tre partite, e il sogno ora si sta tramutando in
un incubo». È un passaggio dell'intervento di Daniele Padelli,
tesserato dalla Sampdoria ma ex portiere del Bari, davanti alla
Commissione Disciplinare, nel processo al Calcioscommesse in
corso a Roma.
L'estremo difensore blucerchiato, per cui ieri il Procuratore
federale Stefano Palazzi ha chiesto tre anni di squalifica per
il presunto illecito in merito alla partita Palermo-Bari del 7
maggio 2011, si è appellato ai giudici. «Quanto uno ha
raggiunto il suo sogno fa di tutto per non farselo portare via -
ha spiegato il calciatore -. Queste partite erano per me
l'opportunità per dimostrare agli addetti ai lavori che
meritavo quell'occasione. Ho tentato di giocare quella partita
al meglio possibile. Era partita una di fine stagione e dopo
mesi che non avevo giocato tutti gli occhi erano puntati su di
me».
«Se fossi stato a conoscenza della combine avrei parato il
rigore che avrebbe fruttato la combine?», si è domandato
Padelli facendo riferimento al rigore da lui parato al
palermitano Fabrizio Miccoli.
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