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Cambio nel Rugby Sondrio
Caveignal lascia la panchina

Sondrio, l'allenatore Romain Cavaignal saluta e se ne va (Foto by GIANATTI LUCA)

Sondrio Dopo tre stagioni, Romain Cavaignal sente il richiamo di casa e lascia il Rugby Sondrio.
Lascia, nell'ambiente, un patrimonio di stima e simpatia per come ha saputo proporsi, sempre pacato e gentile con tutti.
È dunque tempo di bilanci - parte già martedì prossimo - e la nostra intervista prende lo spunto dal rendimento altalenante della Sertori (una vittoria all'andata, contro sei al ritorno).
«Vedo due aspetti di questo andamento così sbilanciato: il primo, diciamo, organizzativo - premette Romain -. Credo che la ripresa sia dovuta, in primo luogo, nell'avere coinvolto e organizzato allenamenti/partitella contro la U20/ U23 dopo la prima parte del campionato, quando ci siamo trovati decimati dagli infortuni. I pochi rimasti del nucleo storico con questi giovani hanno potuto lavorare meglio. Non voglio dimenticare, nella fase invernale (sempre un momento di calo per noi), la possibilità di fare del rugby " reale" una volta a settimana sul campo sintetico. Infine, la fortuna di giocare nelle quattro ultime partite con due avversari diretti in casa, con il rientro di due o tre giocatori molto esperti. Ma aspetto ancora più importante è la motivazione e l'orgoglio dei ragazzi a non volere lasciare affondare la barca. I risultati complessivi di stagione, comunque, non rispecchiano il potenziale della squadra, in cui ho sempre creduto». Per Cavaignal è già tempo di riepilogare il senso di un'esperienza.
«Ho scoperto il mondo della montagna, io che arrivo dal mare, una nuova lingua, nuove tradizioni, ma Sondrio sarà soprattutto associata al rugby. Ho vissuto momenti forti, alcuni dolci e altri più amari. Credo che frequentare l'ambiente dello sport significhi vivere almeno il doppio, perché c'è un vortice di emozioni chi ti trasporta. Mi ricordo d un pranzo dopo il trionfo sulla spiaggia a Capoterra, un campo fangoso a Ospitaletto dove "Spinone" Rossatti canta per la vittoria in mezzo ai suoi compagni trasformati in colonne di melma. E la sorpresa e la gioia di un ragazzino che mette a segno il suo primo drop. Infine, ben impresso nella memoria, ho l'ultimo canto (per me, non certo per la squadra) di vittoria nello spogliatoio di Alessandria».
Naturalmente è anche il momento dei ringraziamenti. «Ringrazio i dirigenti: Alfio, Nico e Lele, i sempre presenti Carlo e "Gris", i genitori Vedovelli e Zecca, gli allenatori Gorla, Tudori e Baldini. Tutti quelli che mi hanno aiutato quando non parlavo italiano. E i giocatori che mi hanno seguito, cominciando dai capi storici Scamozzi, Baldini, Della Bosca e De Marzi, i quali hanno accettato che un ragazzo da non ancora 30 anni dicesse loro come giocare. La società, infine, per avermi offerto questa possibilità».
Anni di lavoro intenso non potevano non portare con sé anche immagini, ricordi ed emozioni.
«Valtellina uguale Rugby Sondrio, il lago di Como, una cucina particolare con pizzoccheri, sciatt, taroz - dice Caveignal -. E i valtellinesi, gente chi ha un grande spirito di responsabilità e del lavoro: all'inizio possono sembrare chiusi, ma che con il tempo sono molto amichevoli».Fin qui il passato. Ma non c'è troppo tempo per la nostalgia e per i rimpianti: per l'allenatore francese è già arrivata l'ora di guardare al futuro.
«Dall'anno prossimo ritroverò lavoro in una società, probabilmente in Francia. La palla ovale è per me una scelta di vita: quando ho dovuto limitare la mia attività di giocatore, ho subito pensato alla panchina, perché non posso stare lontano da un campo. Non per guardare il gioco, però, ma per viverlo in prima persona».

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