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C'è un troncone di indagine per gli appalti della strada di Bema. Lo abbiamo detto: con 10 persone - tra politici, tecnici, funzionari e imprenditori edili - che ora rischiano di finire a processo per turbativa d'asta (e altri reati). E c'è una maxi inchiesta ancora coperta dal massimo riserbo che rischia di travolgere e coinvolgere in Bassa Valle enti, imprese, amministratori, liberi professionisti e società che avrebbero operato per distribuire mazzette e introitare soldi, anche pubblici.
Ma c'è soprattutto una strada, quella di Bema, che dopo un ventennio è ancora sulla carta. Correva infatti l'anno 1990 quando dalla Regione Lombardia giungeva il via libera per i "lavori concernenti la frana sul torrente Bitto e consolidamento dei versanti con la realizzazione delle infrastrutture viarie per il collegamento dell'abitato di Bema con il fondovalle". Un'opera finanziata in lire, che è andata in appalto per un importo da 5 milioni 546 mila 183,46 euro. Cifra, come detto, finanziata dal Pirellone e appostata a bilancio comunale dal 2007.
Di quella gara d'appalto "pilotata" e taroccata a cui parteciparono 8 imprese i giornali hanno scritto a più riprese e nelle ultime ore la Procura della repubblica ha consegnato ai dieci indagati (vai sul sito www.laprovincia.it) ben 5160 pagine (scannerizzate su cd) tra atti e intercettazioni.
E anche chi l'inchiesta non la conosce, un'idea se l'è fatta: il piccolo comune di Bema è divenuto terra di conquista e terreno di scontro tra due linee collusive che si intersecano sino a sfociare in quella che per i magistrati è "turbativa d'asta" (reato che prevede fino a 5 anni di reclusione e una multa fino a 2000 euro).
Da una parte il "gruppo" Ferrario-Crosio-Rebai-Bianchi-Pasini che ottenuta la "collaborazione" del tecnico comunale Conforti mirano a sviare l'andamento della gara in favore dell'Accisa-Valena-Rebai. Il movente? Soldi, certo, ma anche solidarietà politica (Conforti, Crosio e Ferrario sono "soldati" - parola del Conforti - della Lega Nord, movimento del quale tutti sono o sono stati esponenti di rilievo).
In mezzo il Trivella (Tmg scavi), che ha agito più per iniziativa personale e diretta - con il Succetti - che non a livello di cordata (si presentava con la Vidoni spa). Dall'altra Silvano Passamonti (l'"azzurro" presidente di Cm e non più sindaco di Bema) che - avvalendosi del «pieno, invasivo controllo dell'apparato comunale - recita l'ordinanza del gip -, sapendo di poter "manovrare il Conforti" resiste con astuto temporeggiamento allo scoordinato attacco del sodalizio, ne rintuzza la virulenza e infine sferra il colpo finale: nonostante ricorsi, artifici e commissioni di trasparenza egli detta la sua legge: il Conforti si adegua (e molla i leghisti)».
L'appalto viene aggiudicato alla cordata del "retico" Grolli che presenta l'offerta con la Quadrio, «società della Bassa Valle in mano a Maurizio Quadrio che con Passamonti ha rapporti di amicizia, di confidenza e di comune collaborazione in importanti iniziative locali», si legge sempre nell'ordinanza del gip.
La cordata della Valena ricorre e riottiene l'appalto. Bema si oppone e perde. Una tiritera tra Tar e Consiglio di Stato che più volte ha visto il comune di Bema sentirsi intimare di assegnare all'associazione temporanea di imprese classificata seconda l'appalto tanto contestato. Morale: la cordata della Valena ha cercato per vie illecite di vincere quell'appalto che la legge gli ha consegnato su piatto d'argento, ma nonostante ciò i lavori non sono ancora iniziati e di anni ne sono passati venti dal finanziamento che nel frattempo si è notevolmente ridimensionato causa la svalutazione.
Cerchiamo di capirne di più dal sindaco di Bema Giacomino Lanza. Ma lui afferma di non volerne parlare. Gli chiediamo perché - nonostante le sentenze parlino chiaro - quei lavori non sono ancora stati assegnati («Siamo ancora in attesa di sentenze», dice), e a quanto ammontano le spese legali che sino ad ora il piccolo comune ha dovuto sostenere in questa battaglia davanti alla giustizia amministrativa («Non c'è niente da documentare», dice testualmente). E ancora: sindaco, ma adesso quei soldi basteranno per fare quei lavori oppure no? «Scusi, ma non ho niente da dire».
Peccato, perché noi un'altra domanda l'avremmo fatta volentieri: ma questa strada, a questo punto, serve davvero a Bema?
Antonia Marsetti
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