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Inchiesta, restano dentro
E la Vitali vuole lavorare

SONDRIO Luca Spagnolatti e Silvano Passamonti restano ancora in carcere. Di arresti domiciliari per loro non se ne parla. Così ha deciso il Gip che ieri - entro i canonici cinque giorni - ha depositato la propria ordinanza dopo aver letto l'istanza avanzata venerdì scorso dai legali Giammarco Brenelli e Maurizio Gerosa per la sostituzione delle misure cautelari dei loro assistiti.
I due avvocati hanno basato la loro richiesta sul fatto che l'inchiesta - avviata ormai tre anni fa - è in fase più che avanzata. Non solo, Spagnolatti e Passamonti che dopo il loro arresto si sono dimessi da tutte le loro cariche - sia da Eventi Valtellinesi che dalla Comunità Montana che peraltro ha un nuovo direttivo - e quindi non avrebbero più modo di intralciare gli investigatori.
Ma evidentemente il Gip Fabio Giorgi - subentrato da pochi giorni a Pietro Della Pona - non la pensa così e i due avvocati sono stati costretti a incassare un nuovo no dopo quello pronunciato dal tribunale del Riesame di Milano. Tra le motivazioni espresse dal giudice potrebbe esserci quella dei gravi indizi e del pericolo della reiterazione del reato e dell'inquinamento probatorio.
Nel frattempo, sempre ieri, è stata depositata in Tribunale a Sondrio l'istanza per la revoca degli arresti domiciliari concessi a Simona Vitali da pochi giorni (fu arrestata anche lei all'alba del 15 giugno scorso) o - in subordine - per consentire alla consulente del lavoro di recarsi in ufficio almeno dalle 9 del mattino alle 18. La Vitali è infatti titolare di un importante studio di consulenza che deve necessariamente seguire di persona e i domiciliari non le consentono di avere contatti con gli estranei, nè con l'ambiente esterno.
Sempre ieri Passamonti e Spagnolatti hanno ricevuto in carcere a Monza la visita dei loro avvocati con i quali hanno certamente messo a punto la condotta da tenere domani mattina, quando verranno interrogati dal sostituto procuratore Stefano Latorre. Spagnolatti - a quanto è dato sapere - non si avvarrà più della facoltà di non rispondere come fece durante il primo interrogatorio e quindi ha deciso di collaborare e di spiegare per filo e per segno i rapporti della società che lui dirigeva - Eventi Valtellinesi - con la Regione Lombardia e con la società elvetica a cui propose una sovrafatturazione che il manager svizzero si rifiutò di accettare.

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