Sindacati preoccupati: «Cossi, situazione grave per il settore in Valle»
Preoccupa il futuro dei dipendenti visto il trasferimento di Cossi a Roma

Sindacati preoccupati: «Cossi, situazione grave per il settore in Valle»

«Su oltre 230 persone oggi in carico resteranno a fine anno dalle cinquanta alle settanta unità». Ipotesi cassa integrazione per i dipendenti della sede.

«La situazione è preoccupante: valuteremo la richiesta di un tavolo istituzionale». Ecco il parere dei sindacati valtellinesi dell’edilizia sulle conseguenze dei cambiamenti di casa Cossi. L’annuncio del trasferimento a Roma della società fondata nel 1965 - di cui Condotte Spa controlla l’80% delle azioni - era arrivato nei giorni scorsi dal presidente Renato Cossi, che detiene il restante 20%. Proprio l’imprenditore sondriese aveva spiegato di non sapere quante persone coinvolgerà questo passaggio, determinato dalla necessità di raccogliere nuovi risultati importanti nel medio e lungo termine. Gli stessi dubbi riguardano i sindacati.

I sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil hanno convocato una conferenza stampa per esprimere il proprio punto di vista su questa situazione che non hanno esitato a definire «grave per l’impatto sul settore in Valtellina, anche se non sappiamo nel dettaglio quanti sono i lavoratori della nostra provincia direttamente coinvolti». Hanno rilevato che il licenziamento collettivo riguarderà un numero rilevante di collaboratori. «Su un totale di oltre 230 persone oggi in carico a Cossi, di cui 50 a tempo determinato, resteranno a fine anno dalle 50 alle 70 unità - ha sottolineato Rossano Ricchini della Filca Cisl -. Poi per la società sarà il momento di verificare le conseguenze della fine del cantiere di Morbegno, il più importante con 104 operai, e prendere le dovute decisioni sugli impiegati tecnici e amministrativi».

I vertici societari hanno confermato che la presenza in Valtellina proseguirà. «Ci è stato assicurato – ha aggiunto Ricchini – che rimarranno la controllata Mosconi che si occupa di asfalti, l’impianto di betonaggio di Sondrio e l’azienda che produce conci a Buglio. Ci auguriamo che possa servire gli attuali cantieri e in futuro nuove costruzioni».

Dall’incontro sono emersi alcuni elementi definiti «incoraggianti». «La riduzione del personale per gli impianti non è così imminente come si ipotizzava la scorsa settimana – ha rilevato Gianluca Callina della Feneal Uil -. Fino al 31 dicembre non ci saranno conseguenze per i circa 50 impiegati tecnici e amministrativi. Poi però verrà aperta la procedura per i licenziamenti collettivi e da gennaio vedremo quali saranno le conseguenze. A sei-sette di questi lavoratori della sede verrà proposto il trasferimento a Roma. Alcuni altri resteranno a Sondrio per gestire le attività locali. Per gli altri ci sarà la procedura che segna la fine del rapporto di lavoro».

Per i dipendenti della sede - e non per gli operai del cantiere di cui era prevista la chiusura - i sindacati chiederanno di valutare l’utilizzo di ammortizzatori sociali. «Stiamo riflettendo – ha concluso Roberto Caruso - sulla proposta di un tavolo istituzionale, magari anche di valenza nazionale, anche per analizzare a fondo la questione della cig».

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