L’impresa lecchese   che fa concorrenza  alla Silicon Valley
L’ingresso del nuovo stabilimento della Technoprobe, inaugurato ieri a Cenusco Lombardone

L’impresa lecchese

che fa concorrenza

alla Silicon Valley

EccellenzeTechnoprobe ha inaugurato la fabbrica 4.0

Un investimento di 30milioni su un’area di 6mila metri

L’azienda di Cernusco produce dispositivi di controllo

È un’azienda che farebbe un figurone nella Silicon Valley, dove peraltro lavorano molti suoi clienti. È la Technoprobe di Cernusco Lombardone, che produce probe card, le schede elettroniche che verificano la funzionalità dei microchip prima che vengano montati nei dispositivi che tutti usiamo.

A Cernusco, la Tecnhoprobe ha inaugurato lo stabilimento realizzato nella logica della fabbrica 4.0. L’impianto si sviluppa su una superficie di oltre 6mila metri quadrati, di cui 800 dedicati ad una clean room classe 1000, e ha richiesto un investimento complessivo di oltre 30milioni di euro, fra sito e nuovi macchinari.

Il trend di crescita

La Technoprobe è un’impresa familiare ma a gestione manageriale, cresciuta a ritmi veloci dall’anno della sua fondazione e soprattutto negli ultimi tempi. Dal 2013 il fatturato consolidato è passato da 30 milioni di euro ai 130 stimati per quest’anno. È leader internazionale nel settore della microelettronica, dove si colloca ai primi posti fra i produttori di probe card.

Unica azienda italiana e terza al mondo a produrre i dispositivi per i test dei circuiti integrati, Technoprobe esporta il 90% della sua produzione anche grazie alle sedi in diversi paesi del mondo: Francia, Singapore, Corea, Filippine, Taiwan, oltre che negli Usa nella Silicon Valley. Occupa seicento dipendenti, dei quali trecento nella sede italiana. Nell’ultimo anno sono entrate in azienda cento presene.

Gli smartphone

Clienti delle probe card che nascono in provincia di Lecco, sono le aziende che producono semiconduttori ed in particolare i principali marchi della telefonia e degli smartphone.

Roberto Crippa, executive vice president di Technoprobe, spiega: «Siamo presenti in molti Paesi, ma le sedi estere sono funzionali a quello che facciamo nel nostro quartier generale: la testa e la produzione restano in Italia, assieme al cuore. Con orgoglio - dice Crippa - siamo italiani, mentre i nostri competitor sono tutti all’estero. Abbiamo scelto di inserirci nel settore della microelettronica “riportandolo” in Italia e, in qualche modo, è come se avessimo portato qui una parte di Silicon Valley. Fare impresa nel nostro Paese pone molti ostacoli che altrove non ci sono, soprattutto da un punto di vista burocratico e della pressione fiscale, ma qui troviamo risorse umane qualificate, penso in primo luogo ad ingegneri e tecnici, che è più difficile trovare altrove – continua Roberto Crippa - . Credo che l’Italia possa essere un player importante nei settori ad alto valore aggiunto, dove è e può essere vincente. In questo senso va sostenuto lo sviluppo di competenze nell’ambito di Industria 4.0: questo è il futuro al quale guardiamo».

Ingenti gli investimenti in ricerca e sviluppo di Technoprobe che ogni anno deposita una media di venti domande di brevetto internazionale, collabora con poli universitari e ha di recente siglato un accordo con l’Istituto Italiano di Tecnologia per la realizzazione di un Joint lab.

«Le tecnologie cambiano in modo così veloce che i prodotti rischiano di diventare obsoleti in fretta. Per mantenere il primato innovativo - conclude Roberto Crippa - i nostri investimenti strategici si concentrano su ricerca e sviluppo, senza mai fermarci. Se vogliamo continuare ad essere competitivi in un settore contraddistinto da bassi volumi ed una grande complessità dei prodotti e del processo produttivo, a continuare a vendere elettronica anche agli asiatici e a confrontarci con alcune fra le imprese più innovative al mondo, questa è l’unica strada possibile».

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