Grandi derivazioni, il territorio vuole essere protagonista

Grandi derivazioni, il territorio vuole essere protagonista

Il quadro normativo, il difficile equilibrio tra mercato e ambiente e, aspetto fondamentale in provincia, le ricadute e il rapporto con chi vive e lavora nelle aree dalle quali l’acqua arriva. Approccio a tutto tondo al convegno della Sev sull’idroelettrico.

In considerazione del fatto che Valtellina e Valchiavenna hanno 310 opere di captazione, 36 grandi impianti di produzione, 500 km di condotte e canali, 800 km di elettrodotti e 56 dighe, è dalla politica che è arrivata la più strenua difesa degli interessi territoriali.

Se il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, ha rimarcato l’importanza della contrattazione, da tenere alta in una provincia che fornisce quasi il 15% dell’energia idroelettrica italiana e che, pur pulita, non è esente da rischi per la popolazione, in chiusura della sessione pomeridiana il sottosegretario regionale Ugo Parolo ha ribadito la necessità di un riconoscimento a salvaguardia dei territori e delle sue popolazioni, sia da un punto di vista economico, sia di sicurezza.

Sono diversi i fronti di allarme secondo Parolo. Il primo è legato alle modifiche al decreto Bersani fatte dal Governo Monti nel 2012: durata delle concessioni da trenta a vent’anni e offerta economica prevalente sul progetto industriale. «Banalmente - dice Parolo - chi più paga, più ottiene, ma ne va della sicurezza della nostra gente. Abbiamo le dighe sopra la testa. Dobbiamo sapere che vengano gestite in sicurezza. Ma come è possibile se le concessioni vengono riassegnate non a chi fa questo di mestiere, ma ad esempio ad un fondo monetario? ».

E poi c’è la questione della riforma costituzionale che riporta l’energia tra le materie esclusive dello Stato e che quindi cancella le competenze della Regione e, a ricasco, quelle che Milano ha trasferito a Sondrio. «La Regione continuerà la sua battaglia - assicura Parolo -. Chiederemo un giusto riconoscimento compensativo per la salvaguardia e lo sviluppo dei territori interessati con le stesse prerogative di Trento e Bolzano e della vicina Svizzera, permettendo l’acquisizione degli utili sul territorio locale, permettendo ai Comuni di svolgere il ruolo principale per i rinnovi o le nuove concessioni. Chiederemo di opprimere il trasferimento oneroso dei ”beni bagnati” e dell’offerta economica, che non prevede alcun ritorno sui territori interessati dalle derivazioni».

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