Etichette anti “bufale”. Da oggi non si sgarra. «Tipicità valorizzata»
Da oggi obbligatoria l’indicazione di origine per il latte uht

Etichette anti “bufale”. Da oggi non si sgarra. «Tipicità valorizzata»

Sul latte e sui prodotti caseari in vendita dovrà essere dichiarata chiaramente l’origine. Le reazioni in Valle: «Qui la tracciabilità c’era già»

Consumatori attenti. Da oggi sui bancali degli alimentari e iper sul latte e sui prodotti caseari non si bara più, arriva «l’etichettatura anti “bufale”», latte uht, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini da oggi in Italia devono avere in etichetta l’indicazione di origine. Chi compra latte fuori dai confini nazionali e lo vende o lo trasforma lo deve dichiarare, se il latte uht o utilizzato come ingrediente per preparazioni è stato munto, confezionato e trasformato nel nostro Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con una sola dicitura: “Origine del latte: Italia”.
Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi ma diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: “Latte di Paesi Ue”, se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei; “Latte condizionato o trasformato in Paesi Ue” se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono fuori dall’Ue, invece la dicitura è “Paesi non Ue”.
E il ministero dell’Agricoltura sta lavorando per estendere l’obbligo dell’origine in etichetta anche a grano, pasta e riso e relative filiere. Sono esclusi «dall’obbligo di etichettatura» solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi all’origine e il latte fresco, non a lunga conservazione, che è già tracciato. Restano fuori dal decreto oltre le Dop come il Valtellina Casera anche tutte le produzioni Bio, dagli yogurt ai formaggi. Per chi tra gli operatori del settore ha combattuto in questi anni la “battaglia del latte” difendendo il “Made in Italy” contro la concorrenza degli stock di materia prima comprati all’estero, è un passaggio molto atteso.
«Finalmente si fa chiarezza – precisa il presidente della Latteria di Chiuro Franco Marantelli – nel nostro settore la accogliamo come una novità positiva, almeno il consumatore sa cosa sta bevendo e cosa sta mangiando, sul latte e anche sui formaggi. Si dà valore alla tipicità e al made in Italy e sarà tutto tracciabile ed evidente, si potrà capire se si beve latte munto e prodotto in Valtellina, in Italia se arriva dall’estero, se il formaggio è fatto con latte in polvere. Si fa chiarezza in realtà – aggiunge – rispetto “agli altri” perché noi come cooperative di produttori di solo latte valtellinese la nostra indicazione di origine la avevamo già. In questo senso per noi non ci sono particolari adeguamenti né per il latte e ancor meno per le nostre Dop, i formaggi che si fanno solo in Valtellina, tutto è già definito in maniera molto restrittiva».
Stessa valutazione arriva anche dalla Latteria sociale Valtellina: «Proprio così – sottolinea il responsabile marketing della grande coop con sede a Delebio, Maurizio Giboli – va indicato in etichettatura l’origine del latte italiano e per noi che abbiamo sempre valorizzato l’indicazione di origine valtellinese la nuova norma che regolamenta il settore è persino un po’ limitativa. Ma dal punto di vista della tracciabilità del prodotto – non manca di affermare – è una cosa positiva».
Coop di valle ben assestate sulle loro produzioni tipiche. «Fondamentalmente – dice ancora Maurizio Giboli – per noi è quasi più un problema burocratico di gestione di tutte le etichette, degli incarti, si devono rinnovare le diciture, aggiornare gli involucri. Ma se si fa per il bene del consumatore l’impegno non pesa».

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