«Dighe, noi come Trento e Bolzano»
La diga di Cancano, in Alta Valle

«Dighe, noi come Trento e Bolzano»

Alle Province autonome lo Stato ha assegnato di recente la gestione diretta del demanio idrico . Parolo (Regione) e Della Bitta (Provincia): «Chiediamo per la Lombardia gli stessi poteri, ma non ci ascoltano».

«Un sincero plauso agli amici di Trento e Bolzano, che hanno saputo ancora una volta strappare allo Stato centrale una fetta importante di autonomia. E che fetta. Si tratta della possibilità di legiferare direttamente e decidere liberamente come gestire le dighe. Regione Lombardia da anni sta tentando in tutti i modi di ottenere le stesse possibilità». A parlare, e a scatenare la polemica dopo le parole pronunciate nei giorni scorsi anche dal senatore leghista Jonny Crosio, è il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia, con delega alle Politiche per la montagna, Ugo Parolo. Motivo del contendere il conferimento alla Provincia autonoma di Trento e Bolzano delle funzioni amministrative in materia di gestione del demanio idrico.

«La Regione Lombardia - spiega il sottosegretario - è l’unica ad avere circa il 50 per cento delle dighe con concessioni scadute, alcune ormai anche da 7 anni. È una situazione unica e inaccettabile per i tanti cittadini di montagna che, da anni, attendono di poter rinegoziare quel patto con il territorio sottoscritto ormai un secolo fa. Ai tempi, in cambio della possibilità di realizzare dighe e impianti altamente impattanti, furono garantiti tanti posti di lavoro e infrastrutture. Oggi - prosegue -, da un lato, ci sono operatori privati che, loro malgrado, utilizzano un bene pubblico con contratti scaduti, dall’altro lato, i cittadini che vorrebbero ridiscutere il progetto di sviluppo, le compensazioni e i benefici al territori».

Ma come mai si è giunti a un tale stallo? La ricostruzione operata da Parolo è netta: «Da almeno 10 anni la Regione sta tentando in ogni modo di risolvere una situazione così penalizzante. Gli innumerevoli incontri con i ministri che si sono susseguiti nel tempo sono stati vani, le proposte di modifica alle leggi sempre boicottate e le leggi regionali impugnate dal Governo avanti la Corte Costituzionale. Ora però, anche grazie all’azione di Trento e Bolzano, non ci sono più scuse. Se le dighe possono essere gestite in autonomia in Trentino - conclude il sottosegretario -, allora questo è possibile anche in Lombardia. Se tutte le scuse che ci sono state sollevate in questi anni (regole sulla concorrenza, infrazione europea) sono superate per gli amici autonomisti, allora lo sono anche per noi. Abbiamo da tempo consegnato le nostre proposte ai vari ministeri e dentro il percorso di autonomia efficacemente avviato grazie al presidente Roberto Maroni, ci aspettiamo ora risposte concrete e soddisfacenti».

A sostenere le parole di Parolo giunge anche l’intervento del presidente della Provincia di Sondrio, Luca Della Bitta. «Negli ultimi dieci anni - dichiara - abbiamo fatto di tutto per un obiettivo molto semplice: essere i protagonisti della gestione delle nostre acque. Insieme alla Regione, tutto ciò che era possibile realizzare lo abbiamo fatto, fino alla legge regionale 19/2015, nella quale c’è scritto chiaramente che la Provincia è titolare delle funzioni amministrative anche per le grandi derivazioni. Non è passato giorno in cui, con il sottosegretario Parolo e i sui collaboratori, ci siamo confrontati sul tema, ma lo Stato centrale non ci ha mai riconosciuto questa possibilità - prosegue Della Bitta -. Prima, un anno fa, ha provato a cambiare la Costituzione, per portare a Roma la decisione sulle nostre acque e i valtellinesi e i valchiavennaschi insieme agli italiani hanno detto “No”. Poi, in diverse occasioni, ha risposto con scuse, limiti, norme, ricorsi e non ci ha mai dato la fiducia che meritiamo. Ora - conclude - succede una cosa molto importante: Trento e Bolzano hanno ottenuto ciò che noi chiediamo. Lo hanno ottenuto in ragione del fatto che lo Stato crede siano in grado di farlo. Molto bene, è una splendida notizia. I prossimi chiediamo di essere noi. E non vedo motivo per cui ci si possa dire di no. Subito le nostre acque, subito alla Provincia interamente montana di Sondrio come Trento e Bolzano».

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