Creval, sono giorni difficilissimi  «Voltiamo pagina, poi le aggregazioni»
Appuntamento a martedì 19 dicembre per il via libera all’aumento di capitale

Creval, sono giorni difficilissimi

«Voltiamo pagina, poi le aggregazioni»

Titolo sotto pressione anche oggi. Il presidente Fiordi è tornato sul piano industriale e le forti turbolenze in Borsa. Il messaggio agli investitori: «Vogliamo fare l’operazione di aumento di capitale il più velocemente possibile».

«Vogliamo avere un Credito Valtellinese completamente fuori da 10 anni di crisi e che possa affrontare il futuro con una posizione di assoluta forza». Lo ha detto ieri il presidente Miro Fiordi a margine del comitato esecutivo dell’Abi (Associazione bancaria italiana) a Milano. Il piano industriale «è aperto» ha aggiunto, e lo scopo è «irrobustire la banca e voltare definitivamente pagina. Una volta fatto contiamo di avere tutte le migliori condizioni per valutare tutte le opzioni, comprese le aggregazioni». In pratica la ricapitalizzazione sarebbe un modo per rendere più appetibili operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) che riguardano il Creval stesso.

«Il nostro piano industriale» per uscire dalla crisi della banca «va oltre le problematiche di addendum e di qualsivoglia indirizzo nuovo dovesse essere dato», ha aggiunto Fiordi, parlando delle indicazioni sulle coperture di crediti deteriorati. «Gli obiettivi che ci siamo posti sono di arrivare a un coefficiente di npl netti intorno al 4%, in linea con i migliori benchmark europei». Sulle coperture, «condivido la linea dell’Abi - ha proseguito - che è quella di evitare che vengano poste delle regole, anche per il futuro, troppo rigide».

Ieri, intanto, è stata un’altra seduta di Borsa da dimenticare per il Creval, che ha perso il 6,15% scendendo al prezzo di 1,42 euro per azione. Il titolo è stato oggetto di forti vendite, ancora in scia al tonfo della scorsa settimana, quando l’istituto è arrivato a perdere quasi il 30% in una sola seduta dopo l’aumento di capitale fino a un massimo di 700 milioni di euro deliberato dal Cda (quando il mercato si aspettava un aumento pari a circa 500 milioni). E anche oggi la situazione è decisamente pesante dopo che si è appreso che per Banca Carige, impegnata anch’essa in un gravoso aumento di capitale da 560 milioni di euro, è saltato il consorzio bancario che avrebbe dovuto garantire l’operazione di rafforzamento patrimoniale dell’istituto ligure.

Il presidente Fiordi ieri ha provato a tranquillizzare gli investitori: «Il nostro obiettivo sarebbe quello di poter fare l’operazione il più velocemente possibile, anche perché il piano che il consiglio di amministrazione ha approvato prevede un’azione di de-risking molto rapida», ha detto in riferimento all’aumento di capitale.

Riguardo il crollo del titolo, «ci aspettavamo naturalmente una reazione come quella che c’è stata - ha aggiunto -. Adesso l’importante è che stiamo lavorando bene per raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati, e che riteniamo obiettivo ambizioso, ma decisivo per il futuro della banca». L’aumento di capitale da 700 milioni di euro di Creval contenuto nel piano strategico al 2020 continua intanto a essere oggetto di analisi e dichiarazioni. Tra le banche pronte a vagliare un loro possibile ingresso nel consorzio, ci sarebbero secondo le ultime voci Bank of America e Citigroup, oltre a Mediobanca, con la quale Creval ha comunque già siglato un pre-underwriting agreement. Fiordi rivendica in ogni caso la decisione di «pulire subito, voltare pagina e chiudere i conti col passato».

«La quasi totalità dei nostri npl è legata a Pmi andate male nel corso della crisi, non dipende certo da soldi dati al primo che passa per strada o agli amici degli amici. Quando nei convegni si racconta che l’Italia ha perso il 25% della sua capacità manifatturiera e 10 punti di Pil vuol dire questo, per noi si traduce in questo», ha commentato nei giorni scorsi. Quanto al calendario, Fiordi spiega che «per fine febbraio, dopo l’approvazione dei conti 2017, contiamo di poter chiudere il prospetto e partire in offerta». Per rilanciare la redditività, il piano prevede anche una riduzione dei costi operativi per circa 63 milioni da realizzare integralmente entro il 2019. È stata annuncia la chiusura di 88 filiali e la «liberazione di circa 400 risorse», di cui circa 170 verranno prepensionate attraverso il fondo di solidarietà, la restante parte riallocata sulla rete.

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